A emergenza coronavirus finita: non compromettere la prossima stagione dovrebbe essere la vera priorità delle istituzioni calcistiche

0
144




L’emergenza per il coronavirus ha messo a nudo le colpe del sistema calcio per aver ingolfato oltremisura il calendario delle competizioni schiavo dei diritti TV. 

Non a caso per incassare quanto più possibile dalle TV le competizioni sono state allargate sempre a più squadre rispetto al passato pensando, ma sbagliando di grosso, di migliorare la qualità dello spettacolo e di aumentare la platea di tifo-telespettatori con un maggior numero di partite trasmesse in TV e un maggior numero di Paesi coinvolti.

Per non parlare poi dell’aumento del numero di competizioni da giocare quali, ad esempio, la poco affascinante Nations League o l’imminente terza coppa europea che difficilmente avrà un appeal superiore alla già poco esaltante Europa League.

Il sistema calcio dopo aver dimostrato di non saper tutelare lo spettacolo e i suoi attori davanti all’emergenza coronavirus volendo scendere in campo a tutti i costi, ha evidenziato anche l’incapacità di fare qualche passo indietro davanti a una pandemia litigando addirittura sulle date degli allenamenti.

Il 17 marzo scorso come redazione abbiamo proposto dei quesiti che non permettono di fare una programmazione credibile per completare le competizioni.

Quando finirà la pandemia? I calciatori (come tutti quelli contagiati) trovati positivi saranno ancora contagiosi oppure no? Che conseguenze agonistiche potrebbero avere gli atleti contagiati? Soprattutto quando sarà possibile tornare a varcare i confini nazionali e internazionali senza correre il rischio di alimentari vecchi o nuovi focolai di contagio?

Senza una valida risposta a questi quesiti la nuova calendarizzazione delle competizioni sembra essere soprattutto una scusa per organizzare conference call tra istituzioni calcistiche e club per discutere come limitare i danni economico-finanziari che potrebbe causare la pandemia coronavirus.

Se davvero il primo obiettivo è tutelare la salute pubblica e salvare il salvabile, la prima cosa che dovrebbero pensare le istituzioni calcistiche è non compromettere anche la prossima stagione che, ricordiamo, porta agli Europei e alla Copa America dell’estate 2021.

Ingolfare di partite anche la prossima stagione accorciando le date di inizio e fine, dopo che che la stagione in corso è ormai falsata e compromessa, potrebbe avere effetti devastanti senza escludere la possibile disaffezione di alcuni calciofili che potrebbero dirottare i propri interessi verso altri sport.

Resettare tutto al 30 giugno e ripartire con la prossima stagione dovrebbe essere la base di partenza di ogni possibile valutazione del sistema calcio.