Con la Lazio il Napoli si infligge un’altra auto-sconfitta: “Ma che parlamme a fà sempe de stesse cose”

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Un girone di andata ‘balordo’: occasioni create e non concretizzate, attaccanti poco incisivi, torti arbitrali, i tanti pali colpiti, l’ammutinamento, le multe, i danni di immagine, la catena di infortuni, il gioco non esaltante, l’esonero di Ancelotti, lo ‘sciopero’ dei tifosi…

In pratica un girone di andata che si può riassumere con le parole di Pino Daniele:“Ma che parlamme a fà sempe de stesse cose, pe’ nce ntussecà”

Ma il girone di andata del Napoli è stato caratterizzato soprattutto dagli errori individuali commessi in occasione degli 8 gol che la squadra si è ‘segnata’ nella propria porta e che le hanno tolto almeno 7-9 punti, oltre la possibilità di lottare per un posto in Champions:

  • l’autogol di Koulibaly con la Juventus dopo una storica rimonta da 0-3 a 3-3: -1 punto;
  • gli errori sottoporta e la ingenua distrazione finale che ha permesso al Cagliari di vincere al San Paolo: da -1 a -3 punti;
  • ancora l’ingenuità di non fermare l’azione dopo la confusione creata da Giacomelli e che ha permesso all’Atalanta di conquistare un immeritato pareggio al San Paolo: -2 punti;
  • l’errore clamoroso di Koulibalky e la scivolata di Zielinski che hanno determinato la sconfitta interna con il Parma: -1 punto;
  • la ‘tripletta’ realizzata con la scivolata di Di Lorenzo, l’errore di Meret e l’assist di Manolas a Lautaro contro l’Inter: -1 punto;
  • l’inspiegabile dribbling di Ospina contro la Lazio che ha regalato a Immobile il gol per un’altra immeritata sconfitta del Napoli: -1 punto.

Di sicuro il Napoli non ha la capacità di vincere le partite con le individualità della Juventus o con la grinta e la fisicità dell’Inter, piuttosto che con la fortuna e i rigori della Lazio e neanche con la brillantezza e l’entusiasmo dell’Atalanta. Però malgrado i suoi limiti strutturali e caratteriali il Napoli, senza i suoi ‘autogol’, avrebbe una classifica più stimolante e di conseguenza (forse) anche un ambiente più sereno.

Intanto “C’arraggia ‘ncuorpo e chi jesce pazzo tutt’e juorne pe’ capì” di come definire il girone di andata in campionato del Napoli e come  spiegare il parziale decimo posto, Verona permettendo.

Già, perché con il gioco il Napoli ha messo sotto la Lazio e l’Atlanta, ha dimostrato di giocarsela alla pari con l’Inter e di spaventare per almeno trenta minuti la Juventus a Torino e per almeno sessanta minuti la Roma all’Olimpico. Il tutto al netto dell’imbattibilità nel doppio confronto in Champions con il Liverpool.

Davvero tutto anomalo, tutto strano anche per il pazzo mondo del calcio.

Ma il Festival di Sanremo si avvicina e allora cantiamo “Scurdámmoce ‘o ppassato, simmo ‘e Napule paisá!” e magari anche “Ricominciamo” di Adriano Pappalardo...

Forse meglio tornare alla canzone del grande Pino Daniele: “Je sto vicino a te pe’ nun piglià (altre, aggiungiamo noi) cadute”.

Buon Forza Napoli a tutti!