Cori razzisti: una questione delicata che sembra la saga dello scaricabarile

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I cori razzisti sono ormai motivo di vari dibattiti dove si parla troppo ma si agisce poco. Una questione nazionale e sociale sottovalutata e che va oltre lo sport.
Il designatore degli arbitri di Serie A Rizzoli prima e il presidente degli arbitri Nicchi poi, hanno chiarito che esiste già una norma che prevede anche la sospensione di una partita ‘macchiata’ dagli ignoranti che intonano cori a sfondo razziale e di discriminazione territoriale.

Nicchi ha però aggiunto: “Il punto è che non bisogna limitarsi a fare nuove norme o inasprire quelle esistenti. Bisogna applicarle, cosa più difficoltosa (…) Molte volte le cose succedono anche perché non si applicano le norme”.

Alle parole di Nicchi e Rizzoli mancano però le risposte ad alcune domande:

  1. Quali sono le difficoltà che impedirebbero di sospendere una partita?
  2. Chi è che non applicherebbe le norme?
  3. Quali provvedimenti sono previsti per chi non applicherebbe le norme?
  4. Perché non costringere le società ad intervenire senza nascondersi dietro il motto “Le società diventerebbero ostaggio dei tifosi”,  inasprendo le norme esistenti fino alla penalizzazione in classifica per i club, passando magari prima per la chiusura totale dello stadio senza però aprire nessun settore ai bambini utilizzati ipocritamente a mo’ di ‘pezza a colori’?
  5. Quali sono i cori che porterebbero alla sospensione di una gara senza però confonderli con gli inopportuni ma normali sfottò da stadio? 

La questione sembra di facile soluzione ma in realtà la vera grande difficoltà è forse legata alla potenza politica, economica e mediatica di alcuni club che, applicando in maniera seria le norme, verrebbero penalizzati ad ogni partita.

Ma nessuno ha il coraggio di ammetterlo. Volere è potere, inteso come volontà di fare e non come predominio del singolo club sull’intero sistema.

D’altronde in Inghilterra hanno risolto il più complicato problema degli hooligans semplicemente adottando il pugno di ferro in maniera equa con tutti senza fare distinzioni in base al colore delle maglie di appartenenza dei tifosi. Ma in Inghilterra all’epoca ha preso la situazione in mano il Governo della Tatcher, la lady di ferro.