Da Thuram a McTominay, da Yildiz a Malen: il Mondiale ha evidenziato la poca competitività della Serie A

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Il Mondiale più politico e razzista della storia del calcio è andato (finalmente) in archivio.

Questo Mondiale, malgrado il campo sia passato in quarto piano, è riuscito anche a confermare tre aspetti importanti.

  • Il super-catenaccio provato dall’Inghilterra dopo l’1-0 in semifinale con l’Argentina e il gioco rinunciatario in finale della stessa Argentina, non si sposano più con il calcio moderno.
  • Ha vinto la Spagna, che con la Francia, si preoccupa di fare un gioco propositivo e lo ha vinto con un difensore e un attaccante titolari di 19 anni. Lo ha vinto grazie anche al percorso fatto con il CT Luis de la Fuente, iniziato con le nazionali giovanili nel 2013.
    Con il CT de la Fuente, grazie anche alla notevole importanza che si da ai settori giovanili in Patria, la Spagna ha vinto:
    – il Mondiale nel 2026;
    – gli Europei nel 2024;
    – la Nations League nel 2023;
    – la medaglia d’argento alle Olimpiadi del 2020 a Tokyo;
    – gli Europei Under21 nel 2019;
    – gli Europei Under19 nel 2015.
  • I campionissimi che fanno la differenza in Serie A, sono stati praticamente delle semplici comparse.

Sono tre punti che hanno messo il sigillo definitivo sul declino ormai totale, si spera NON irreversibile, del calcio italiano. Un declino già certificato dalle tre mancate qualificazioni ai mondiali della Nazionale e dalla Champions League che non sbarca in Italia dal lontano 2010.

All’ultimo mondiale, ad esempio, hanno preso parte 71 calciatori che giocano in Italia tra Serie A e Serie B. Ma quanti di loro hanno lasciato un segno tangibile?

Eppure in quella lista di 71 calciatori ci sono tanti di loro che hanno fatto la differenza negli ultimi anni in Serie A. Calciatori per i quali si sono spesi elogi come se fossero i nuovi Maradona o Zico, Totti o Del Piero, Baggio o Gigi Riva.

Magari Bremer (considerato da molti il difensore più forte della Serie A), Calhanoglu, De Bruyne e Lukaku hanno l’attenuante di essere reduci da infortuni seri. Modric l’alibi dell’età, Leao quello di una stagione da dimenticare.

Ma gli altri supercampioni della Serie A come mai non saranno di certo ricordati per questo Mondiale?

Eppure si parla di McKennie e Pulisic. Dei fenomeni Yildiz e Nico Paz (appena 71 minuti per l’ispano-argentino del Como). Dell’irresistibile Dumfries e dell’incontenibile con l’Inter Thuram. Dell’implacabile bomber della Roma Malen (0 gol in tre partite nell’ultimo mondiale). Anche del magnifico McTominay, del quale il Napoli non potrebbe mai farne a meno.

Addirittura il miglior attaccante della Serie A, Lautaro Martinez, in finale è rimasto in panchina a guardare i compagni. Magari gli si può dire bravo per aver segnato, nei nove minuti che ha giocato, il gol decisivo con l’Inghilterra in semifinale. Ma possibile che il capocannoniere della Serie A in partite così importanti non sia stato considerato un titolare che potesse fare la differenza?

Senza addentrarsi nel difficile e complicato discorso sui settori giovanili e le cosiddette SCUOLE calcio, la cosa che più preoccupa è quella mentalità che spinge a festeggiare più un inutile clean sheet che una vittoria per 4-2 o 5-4. Anzi, in Italia c’è chi vittorie del genere le critica.

Forse non è proprio un caso che nella nazionale campione del mondo e campione d’Europa in carica, in rosa non ha nessun calciatore che gioca in Italia…

Meditate dirigenti sportivi, meditate!