Il calcio vorrebbe ripartire, ma quando, perché e come? Al momento solo tanta incertezza e chiacchiere inutili

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Una volta passata l’emergenza coronavirus tornare alla vita normale è un obbligo oltre che una necessità di sopravvivenza, senza però dimenticare questi mesi drammatici. 

Anche il calcio italiano sta cercando la soluzione giusta per ripartire quando l’emergenza coronavirus sarà passata. Ma il punto è proprio questo: quando?

Se per salvaguardare la salute dei tifosi si può puntare all’opzione ‘porte chiuse’ (ma è vero calcio senza i tifosi?), non c’è invece alcuna certezza su quando si potrà tornare a giocare senza rischi per i protagonisti.

Finalmente anche il presidente degli arbitri Nicchi non intende“mandare allo sbaraglio gli arbitri”, dopo però averli messi a rischio contagio quando UEFA e Serie A hanno forzato la mano volendo giocare a tutti i costi all’inizio dell’emergenza.

Il ministro dello sport Spadafora ha già annunciato che è “irrealistico tornare a giocare il 3 maggio” e che intende chiedere di estendere fino a tutto il mese di aprile anche il blocco degli allenamenti.

Gli fa eco il presidente della associazione calciatori Tommasi che ha già detto che i calciatori torneranno ad allenarsi “seguendo il protocollo della associazione medici”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il presidente della Lega di Serie A Dal Pino pronto a giocare però “solo quando le condizioni sanitarie e le decisioni governative lo consentiranno”. E qui torniamo alla domanda iniziale: quando?

Ma perché tornare a giocare è così importante? I club hanno la necessità di rispettare i contratti dei diritti TV e delle sponsorizzazioni, fondamentali per la loro sopravvivenza e per evitare il possibile crac economico dopo troppi anni vissuti senza controlli seri molto al di sopra delle loro possibilità economiche tra prezzi dei cartellini gonfiati, plusvalenze dubbie e ingaggi faraonici.

L’incertezza del ‘quando?’ si tornerà a giocare, ma anche di ‘quando?’ deve terminare la stagione, rende incerto anche ‘come?’ riprendere e portare a termine le competizioni.

Per terminare la Serie A, attualmente completare la Coppa Italia è una chimera, ci sono due strade percorribili legate a doppio filo a ‘quando?’ tornare e terminare.

Con la formula attuale, giocando tutte le domeniche e tutti i mercoledì dal giorno della ripartenza, alla Serie A servono almeno 13 date: una per giocare i 4 recuperi della 25esima giornata e 12 per le rimanenti giornate ancora da giocare.

Con i play-off e i play-out, anche coinvolgendo tutte e 20 le squadre divise in due gruppi da 10, basterebbero invece solo sette date.

E le coppe europee? Per l’UEFA stabilire il ‘quando?’ e il ‘come?’ è ancora più difficile considerando che le varie nazioni hanno ‘conosciuto’ il covid-19 più tardi rispetto all’Italia e di conseguenza sono destinate a sconfiggerlo anche più tardi. L’unica certezza è che all’UEFA servono almeno 8 date con la formula attuale e invece almeno cinque se i rimanenti turni dovessero essere giocati in gara unica.

Per fortuna c’è una cosa che mette (quasi) tutti d’accordo: in questo momento la vera priorità non è certamente il calcio.