Il caso Suarez: le domande senza risposte e la soluzione semplice (forse troppo) per evitare casi simili nel calcio

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Nessuna novità sotto il cielo dell’Italia di Tangentopoli, di Scommettopoli, di Vallettopoli, di Calciopoli, di Dopingopoli e Passaportopoli. 

L’esame di Suarez per diventare italiano ai fini di essere tesserato dalla Juventus come comunitario, sembra fosse ‘pezzottato’. Addirittura anche più del pezzotto televisivo che il calcio italiano prova a sconfiggere.

La vera meraviglia è chi si meraviglia di questa vicenda.

Però due domande alle quali si spera di avere risposte eloquenti, bisogna farsele.
  1. Perché mai, come dicono, l’Università per gli stranieri di Perugia dovrebbe ‘soffrire’ di sudditanza psicologica verso la Juventus e i 10 milioni di ingaggio di Suarez? Cosa c’entrano loro con il mondo del calcio?
  2. Se Suarez fosse poi diventato davvero un calciatore della Juventus, considerando la vera sudditanza dei media sottomessi, questa triste storia sarebbe stata affrontata con la stessa enfasi mediatica?

Ricordiamo che il calcio italiano è RECIDIVO per quanto riguarda le irregolarità con i passaporti dei calciatori. Nel 2001 lo scandalo passaporti ha coinvolto 14 calciatori (per non citarli tutti ricordiamo Veron, Recoba, Dida), 15 dirigenti (ricordiamo Pozzo, Pierpaolo Marino, Cragnotti, Nello Governato, Mantovani) e 7 società (Inter, Milan, Roma, Lazio, Udinese, Sampdoria, Vicenza).

Per le società solo ammende, per i calciatori una squalifica di massimo un anno e per i dirigenti l’inibizione di qualche anno che al risultato sportivo non da e non toglie nulla. Pene che a quanto pare non hanno scoraggiato a ricorrere a certi escamotage non leciti.

Ma una soluzione ci sarebbe, almeno nel calcio che quando gli conviene rivendica la propria autonomia.

Per evitare nuovi ‘mortificanti e indegni’ escamotage per dare ai calciatori lo status di comunitario ai fini del tesseramento, perché non considerare comunitari solo i calciatori che possono giocare per una nazionale dei Paesi che fanno parte dell’Unione Europea?

Forse una soluzione troppo semplice per il Paese di Tangentopoli, di Scommettopoli, di Vallettopoli, di Calciopoli, di Dopingopoli e Passaportopoli.