Il momento difficile del Napoli parte quarta: la vera chimera è inseguire ancora il gioco di Sarri, cancellato da Orsato a Milano

0
447
Orsato




Il gioco di Ancelotti non entusiasma la piazza napoletana. Eppure anche se poco spettacolare è comunque, dopo l’Atalanta, il più concreto della Serie A con la media di 19,3 tiri nella porta avversaria a partita, addirittura uno in più della Juventus. 

Così come anche i gol realizzati dagli azzurri sono 21 contro i 20 dei bianconeri. Ma Juventus però ha la capacità di vincere anche giocando male, qualità questa che ancora manca agli azzurri e che si sperava potesse portare in dote mister Ancelotti.

Così come a parte l’Atalanta nella prima parte e il Cagliari in questa seconda parte del girone di andata, nessuna squadra ha mostrato un gioco più spettacolare di quella di Ancelotti.

Poi c’è la nostalgia del gioco del Napoli di Sarri. Un fiore che ha arricchito l’aiuola del bel calcio già ornata con i fiori del Brasile di Pelè, dell’Olanda e dell’Ajax di Cruijff, del Napoli di Vinicio, del Milan di Sacchi, del Liverpool di Benitez, del Manchester United di Ferguson, del Barcellona di Guardiola.

Ma quel Napoli di Sarri è anche un fiore ormai appassito dopo la bufera Orsato, quando l’arbitro di Schio ha probabilmente assegnato uno scudetto immeritato ai bianconeri. E’ da quell’Inter-Juventus del 28 aprile 2018 che il gioco di Sarri è svanito nel nulla.

Non si è mai più rivisto. Non si è più rivisto neanche con il Chelsea di Hazard e Higuain e, per il momento, con la Juventus di Ronaldo e Dybala.

Negli anni di Sarri a Napoli c’è stata una forse irripetibile congiunzione di fattori che ha realizzato quella speciale sintonia tra allenatore, squadra e ambiente che ha portato alla realizzazione di quel calcio-spettacolo.

Il secondo posto e il quarto di finale di Europa League della scorsa stagione della squadra di Ancelotti sono stati travolti soprattutto dal paragone con quanto fatto vedere dal Napoli di Sarri, malgrado la squadra del ‘vate’ toscano non abbia nulla di davvero concreto.

Ora che la classifica non sorride (per il momento) agli azzurri e il tifo partenopeo accusa la nostalgia del Napoli che fu, la squadra di Ancelotti ha perso anche la fiducia nei propri mezzi, l’entusiasmo capace di coinvolgere la piazza anche per l’inopportuno obiettivo-scudetto sventolato in estate.

Tornare a divertirsi e a divertire, senza pensare a obiettivi ancora troppo lontani per un club come il Napoli.

Questa è la strada da seguire se davvero si vuole ritrovare quella perfetta sintonia allenatore-squadra-tifosi fondamentale per mantenere la competitività del Napoli e non aumentare il gap con le squadre del nord.