Il Mondiale all’americana (finalmente) è finito, ora il calcio si riprenda la sua centralità (almeno si spera)

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Con la Spagna che alza il trofeo verso il cielo del New Jersey, si è chiuso il Mondiale 2026.

Un mondiale che ha fatto scivolare il calcio sul quarto gradino della scala dell’importanza di questa competizione.

Infantino ha sacrificato la qualità del gioco del calcio per privilegiare l’aspetto economico.

L’attuale presidente della FIFA (chi ama il calcio spera ancora per poco) ha deciso di allargare il torneo a 48 squadre. Lo ha fatto solo per quel business che ormai si è impossessato dello sport più amato e più popolare al mondo. Sapeva che allargando il numero delle partecipanti, sarebbero aumentati in maniera esponenziale sia gli introiti dai diritti TV (più nazioni coinvolte e anche più partite giocate) sia gli introiti da sponsor. Non a caso ha modificato anche il regolamento. Ha infatti programmato interruzioni a metà di ogni tempo, anche quando non necessarie, in modo da permettere alle TV di mandare in onda spot pubblicitari. L’unico modo per farlo era dar loro la certezza che le interruzioni ci sarebbero state. Inoltre Infantino ha aumentato la durata della competizione di un turno (i sedicesimi di finale, quindi sedici partite in più da giocare e trasmettere…).

Infantino ha sacrificato la dignità (anche sua, ma chi se ne frega) e l’indipendenza del calcio al potere di Trump.

Infantino si è piegato al volere politico del presidente degli USA Trump, permettendogli di trattare alcune squadre (l’Iran in particolar modo) e molti atleti come di solito si trattano le persone non gradite o, peggio, quelle sospettate di essere criminali. Eppure gli slogan della FIFA e dell’UEFA (silente quindi complice) sono rispettivamente: “Il calcio unisce il mondo” (tranne la Russia…) e “No al razzismo”.

Ma Infantino è riuscito a fare anche peggio. Si è piegato al volere di Trump mortificando la sua figura di tutore del regolamento dello sport che rappresenta (chi ama il calcio spera ancora per poco), revocando una sacrosanta squalifica a un calciatore degli USA (guarda caso). Vabbè, già quattro anni prima aveva costretto Messi a indossare una tunica tipica del Qatar durante la premiazione vinto dall’Argentina nel 2022, violando lo storico cerimoniale della consegna della coppa alla squadra vincitrice (chissà se Maradona avrebbe mai permesso di coprire i colori dell’albi-celeste…).

Infantino ha sacrificato la sacralità di una finale alla fanatica spettacolarizzazione statunitense di ogni avvenimento.

Infantino addirittura ha modificato la durata dell’intervallo tra i due tempi portandola da 15 a 25 minuti, sacrificando il regolamento del gioco del calcio alla mania degli USA di voler spettacolarizzare ogni avvenimento.

D’altronde era un’altra occasione di monetizzare ancora di più e Infantino non se l’è lasciata sfuggire.

Eppure la finale di ogni competizione sportiva, non solo calcistica, ha una sacralità che solo chi ha praticato uno sport a livello agonistico ne conosce l’importanza. In questa sacralità entrano di diritto quei minuti dell’intervallo che permettono ai protagonisti in campo di riordinare le idee, agli spettatori di confrontarsi su quanto accaduto e sulle speranza di quanto ancora possa accadere alla ripresa dell’incontro.

Speriamo che i campionati nazionali e le coppe europee riportino il calcio al centro dell’attenzione e riescano a rendere questo sport immune alle interferenze NON CALCISTICHE che Infantino e gli USA ci hanno ‘regalato’ durante il Mondiale 2026.

Meglio archiviare questo Mondiale con l’aspetto calcistico.

Il Mondiale lo ha vinto con merito la Spagna che in finale ha battuto 1-0 l’Argentina. Decisivo il gol di Ferran Torres nel secondo tempo supplementare con i sudamericani in dieci per l’espulsione di Enzo Fernandez.

Per quanto riguarda il bilancio calcistico, quello di campo, questo Mondiale ha confermato quanto già si sapeva.

  1. In finale ci arrivano sempre le più forti, non a caso Argentina e Spagna sono le due nazionali che occupano i primi due posti del ranking FIFA.
  2. La finale per il 3° e 4° posto (Inghilterra-Francia 6-4 dopo i tempi regolamentari) è una gara storicamente senza pathos. Però è utile solo per aumentare gli incassi da biglietti venduti, sponsor e diritti TV…con il calcio VERO non c’entra praticamente nulla.
  3. La gestione delle NON ammonizioni ha spesso rasentato il ridicolo e incentivato le entrate dure aumentando le interruzioni di gioco.
  4. Messi è un giocatore immenso, stratosferico, ma per favore basta con gli improponibili paragoni con Maradona [LEGGI QUI].
  5. Sono sempre meno i giocatori di qualità, quelli con i piedi buoni e l’imprevedibile fantasia che ha fatto innamorare i tifosi di questo sport.
    La speranza è, che nei prossimi quattro anni, qualcun altro possa aggiungersi ai vari Mbappé, Haaland, Lamine Yamal, Pedri, Bellingham. Già sarà tanta la nostalgia che è facile immaginare avranno in tanti nel 2030 per l’assenza dei vari Messi, Ronaldo, Modric, Kane…
  6. Il calcio africano riesce a tenere testa alle nazionali medio-alte di Europa e Sudamerica, ma non è ancora all’altezza delle nazionali top di questi due continenti.
  7. Il calcio asiatico e quello del nord e centro America devono crescere ancora tanto per poter sognare la vittoria in un mondiale.
  8. Il calcio dell’Oceania è praticamente assente, ma utile solo per allargare il mercato televisivo della competizione.
  9. Il Mondiale è andato in scena in degli stadi meravigliosi, magari averli così almeno nelle principali città italiane, però uno ed uno solo ha il sapore di calcio VERO il mitico Azteca di Città del Messico.