In attesa di Napoli-Genoa. A.A.A. ripartenza cercasi per chiudere il ciclo in bellezza

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I napoletani non hanno perdonato ai calciatori che vedevano come la loro proiezione dagli spalti al terreno di gioco, di averli esposti a una figuraccia internazionale e, soprattutto, nazionale. 

La scelta di non andare in ritiro dopo la partita di Champions ha incrinato l’unico rapporto solido e sincero nella Napoli calcistica: quello tra la squadra e i tifosi.

Ma come si dice: al peggio non c’è mai fine.

I tre giorni che hanno separato Napoli, squadra e città, dal Salisburgo al Genoa sono trascorsi non a cercare una soluzione su come risolvere la questione, ma nell’identificare a tutti i costi un colpevole da punire utilizzandolo alla Fantozzi come parafulmine sul tetto degli spogliatoi di Castel Volturno.

Tre giorni passati a rendere pubblici improbabili audio dove il portiere del fruttivendolo del cognato del macellaio del salumerie dove si serve la cugina del bagnino della spiaggia della parrucchiera della sorella della moglie di uno dei calciatori, ha svelato come effettivamente si sono svolti i fatti nel post gara con il Salisburgo.

Una deriva e un degrado dove tanti narcisisti, prendendosi gioco del ‘dramma sportivo’ interiore dei tifosi, si sono preoccupati soprattutto di dimostrare di sapere le cose più degli altri facendosi forza di conoscenze interne al club. Peccato però che le tante versioni alla fine erano in netto contrasto tra loro e quindi difficile per i tifosi preferire l’una all’altra.

Purtroppo l’unica certezza è che dopo Salisburgo sono rimaste delle macerie di una ‘guerra civile’ che si poteva evitare con un minimo di dialogo e di buon senso.

Ma tante volte dalle macerie parte la ricostruzione. Succede nei veri drammi sociali della vita di tutti i giorni, perché mai non dovrebbe accadere anche nel calcio?

Basta volerlo.

Uno dei tanti cori che i tifosi cantano con quanto fiato hanno in gola è “Napoli siamo noi”

Se dal punto di vista economico ed imprenditoriale nonché tecnico e gestionale loro brillano di luce altrui, i tifosi sono però l’unica vera costante di una squadra e di una società che passa da un presidente all’altro, da un allenatore all’altro, da un calciatore all’altro.

Proprio il tifoso, il vero ‘guardiano di una fede’, durante i novanta minuti più recupero contro il Genoa deve lanciare il primo segnale di una pace necessaria se si vogliono raggiungere almeno gli obiettivi minimi stagionali prima di chiudere lo splendido ciclo, considerando la storia del Napoli, seminato dal calciomercato e dai trofei di Benitez.

Dalle 20:45 di questa sera si vedrà davvero chi ama il Napoli e chi invece lo ‘sfrutta’ per tornaconti personali.

Non sono ammessi rancori né antipatie e simpatie personali.