Koulibaly e il razzismo: “In Inghilterra chi sbaglia viene cacciato per sempre, in Italia non ho ancora visto tifosi cacciati dagli stadi”

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“Al Metz, il mio primo club, c’erano molti senegalesi e calciatori di colore. Quando noi vincevamo le partite, i nostri avversari dicevano: “Ah ma sono neri molto robusti!”. Era la frustrazione dopo una sconfitta. Potevano essere parole razziste ma sono ben lontane dalle urla di scimmia. Anche in Belgio non ho avuto nessun problema ed ho passato due anni bellissimi.

Ho sentito tanti stereotipi: l’Italia è razzista, molta gente non ama la Serie A per gli incidenti xenofobi, i Neri non emergono perché i bianchi sono avvantaggiati… Volevo dimostrare il contrario, amo questo genere di sfide.

Napoli, poi, è l’opposto e il paradosso: sono stato ben accolto, la mia famiglia si sente bene, come tutti i miei amici che mi vengono a trovare. Tutti i venditori ambulanti senegalesi si fanno chiamare Koulibaly, sono super felici. Sono accettati senza alcun problema.

Contro la Lazio, durante la mia seconda stagione sono stato davvero  giù. Le urla di scimmia erano davvero forti, mi hanno deconcentrato. Non pensavo più a giocare a calcio mentre ero sono abituato a dare il 100%. Mi ha fatto veramente male. Lo staff fu geniale, il mister mi propose di interrompere il match se continuavano. Mi sentivo come se non appartenessi a questo mondo ma poi col passare del tempo ho capito che a sbagliare erano loro e che noi dovevamo dimostrare che il nostro posto è sulla Terra. All’estero sono più avanti: in Inghilterra chi sbaglia viene cacciato per sempre dallo stadio.

Non c’è razzismo solo verso i neri ma anche verso i napoletani. Quando insultano il mio capitano Lorenzo Insigne mi fa rabbia come se insultassero un nero. Napoli non merita questo è una città che vive d’amore.

L’arbitro mi disse che sentiva le urla di scimmia. Poteva fare qualcosa ma non lo ha fatto, sono scelte. Non lo giudico ma non posso tollerare questa ingiustizia. Volevo finire la partita e denunciare  ciò che andava denunciato.

La Lega Serie A ha creato un’iniziativa che sceglie un ambasciatore per il razzismo. Io ci credo in queste iniziative. Andare avanti, provare che non è perché sono nero non posso giocare partite d’alto livello.

Esistono delle misure ma esitano ad applicarle. Non ho visto ancora tifosi cacciati dallo stadio, punti di penalizzazione o ammende. Il titolo di miglior difensore della Serie A voglio utilizzarlo nella lotta al razzismo.

Lasciare il calcio per ilò razzismo? Significherebbe dare ragione ai razzisti. Sono loro che se ne devono andare. Noi dobbiamo restare, dimostrare che siamo sempre presenti”. In una lunga intervista sulle proprie origini e sul razzismo negli stadi italiani, concessa al magazine de L’Equipe e alla tv del quotidiano, Koulibaly fustiga le autorità che “esitano ad applicare” le misure esistenti contro i “buu” razzisti e i comportamenti vietati nelle curve: “Non ho mai ancora visto dei tifosi esclusi dagli stadi, delle multe davvero forti, dei punti di penalizzazione. Ci sarebbe bisogno di un esempio che lasci il segno.

Voglio mostrare che Napoli è una città straordinaria che tutti amano. La sua bellezza è qualcosa…  Non si può spiegare in un’ora di intervista.

Ancelotti è un esempio, una persona molto importante. Mi aiuta a crescere quotidianamente. La sua saggezza mi ha colpito, con lui parlo di calcio ma anche della vita di tutti i giorni”.