La filosofia calcistica di Ancelotti: “Troppa acqua uccide la pianta, non puoi fare un vestito da sera con un paio di jeans”

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Ormai è fatta, Carlo Ancelotti sostituisce Maurizio Sarri sulla panchina degli azzurri. Sarà interessante scoprire se riuscirà a sostituirlo anche nei cuori dei napoletani.

Carlo Ancelotti ha vinto tanto e ora tenterà l’avventura più difficile della sua carriera ma anche la più affascinante e, speriamo, anche la più gratificante se dovesse realizzare un certo sogno.

Il suo modo di vivere il calcio ha quasi del filosofico, partendo dall’importanza che ha per lui l’obiettivo di un Presidente che ingaggia un leader vincente. Ancelotti un leader vincente sicuramente lo è.

In un passo del libro “Il leader calmo”, Ancelotti accenna al suo rapporto con i presidenti:

“Io con il presidente di turno ci sto poco, passo più tempo con il direttore generale, ed è lui poi a relazionarsi con il presidente. In sostanza lui cerca di proteggere me dalle “grane presidenziali”, io cerco di proteggere i giocatori da tutto ciò che sta sopra di loro e che potrebbe distrarli. Non posso controllare la volontà del presidente, posso solo sperare di influenzarlo, e l’unico modo per farlo è vincere. Nessun modulo è più importante del presidente del club. In ogni club la parte più importante sono i calciatori. Senza di loro non esisterebbe il gioco, non ci sarebbero i tifosi… nulla”.

La più grande preoccupazione di Ancelotti è legata alla diversa nazionalità dei calciatori di una squadra, particolare questo che potrebbe spingere ogni calciatore a socializzare con i propri connazionali:

“Va subito fatto capire ai ragazzi che non possono esserci clan. La prima volta che incontro un ragazzo gli dico subito che può essere bravissimo, un fuoriclasse di livello mondiale, ma non è questo che lo definisce”. 

A Fox Sports Ancelotti ha invece sottolineato un aspetto in netto contrasto con il pensiero del suo predecessore sulla panchina azzurra:

“Alla base di ogni allenatore c’è il capire il materiale che ha a disposizione. Non puoi fare un vestito da sera con un paio di jeans. Credo che tutti i sistemi di gioco siano buoni. Il mio lavoro è fare in modo che la squadra funzioni con qualsiasi nuovo innesto”. 

Sempre nel libro “Il leader calmo” Ancelotti sottolinea l’importanza per una squadra, oltre ad avere una sua identità, di essere in grado di adattarsi alle diverse esigenze del momento:

“In determinate partite o in determinati periodi della stagione, cambiare modulo o formazione contro determinati avversari, sono fattori cruciali per il successo. All’inizio della mia carriera sposai il 4-4-2. Adesso ho imparato a essere più elastico, anche se tuttora credo che sia il modulo difensivo migliore”. 

Per Ancelotti il suo staff deve essere paragonato a una famiglia, anche se pensa che lavorare con collaboratori che fanno già parte del gruppo che si sta per guidare, può avere enormi vantaggi. Così si spiega forse l’intenzione di Ancelotti di inserire nello staff i collaboratori di Sarri Calzona e Bonomi.

Infine questo il pensiero di Ancelotti sui carichi di lavoro:

“L’allenamento è importante, ma bisogna dosarlo bene – ha detto al portale tedesco “Kicker” – In Spagna si dice così: troppa acqua uccide la pianta. Ed è così anche per gli allenamenti. Ci si può allenare duramente, ma poi bisogna dare al corpo la possibilità e il tempo di recuperare. Io non sono un allenatore che uccide i giocatori durante gli allenamenti”.