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La minestra riscaldata di De Laurentiis: i terreni per stadio e centro sportivo, il Maradona, la riforma dei campionati…

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Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, in occasione della consegna del ‘Premio Sportivo alla Carriera’ dell’Associazione della Stampa Estera in Italia e ricevuto a Palazzo Grazioli a Roma, è tornato per l’ennesima volta a parlare di alcuni suoi ‘cavalli di battaglia’.

De Laurentiis e il centro sportivo e la famosa ‘prima pietra’.

“Avevamo individuato un terreno ma andando avanti nelle verifiche e fai le visure sulla proprietà, scopri che c’era un’opzione di affitto ormai scaduta. Non volendo coinvolgere neppure gli agronomi che già lavorano per me sullo stadio, ne ho chiamato uno da Firenze e gli ho fatto esaminare ventisette location per valutare la qualità dei terreni e verificando che non fossero inquinati. Molti però li hanno concessi in gestione a coloni per periodi di tre, cinque o dieci anni e diventa difficile liberarli se non pagando cifre molto più alte. Adesso a Qualiano abbiamo trovato 17 ettari e mezzo di terreni dove realizzeremo dieci campi di calcio e 7.500 metri quadrati tra uffici e spogliatoi, destinati alla prima squadra e a tutto il settore giovanile”.

De Laurentiis e la vicenda stadio.

“Ho una lettera d’intenti firmata un mese fa con la Q8 che a Napoli Est ha individuato 38 ettari. Lì ho progettato uno stadio da 70mila posti, con 120 sky box, ristoranti, con un museo interattivo dove sarà possibile giocare virtualmente una partita con chi si vuole ad esempio Maradona, Cavani, Higuain. Per realizzarlo serviranno tempo e milioni di dollari“.

De Laurentiis e il Maradona.

“La Regione vuole investire 150 milioni e il Comune altri 50: in quello stadio, che ho definito più volte un cesso, con 200 milioni al Maradona gli fai appena una carezza. Il Sindaco vuole intervenire sullo stadio sperando che tra un anno diventi un monumento e non possa più essere abbattuto. Quello stadio andrebbe demolito. Non ci sono parcheggi e c’è la facoltà di Ingegneria che quando si gioca a calcio va in sofferenza. Io l’ho detto chiaramente: continuerò a giocare lì finché non avrò costruito il nuovo stadio. Non ci metterò una vita, serviranno ventiquattro mesi e sarà uno stadio finanziato completamente da me“.

Sui diritti TV.

“Ci sarebbe moltissimo da cambiare. Leggevo un articolo sulla diminuzione percentuale degli spettatori rispetto all’anno precedente, ma le TV guadagnano anche attraverso le inserzioni pubblicitarie. Ho sempre chiesto ai miei colleghi perché non dovremmo essere noi a vendere direttamente le partite ai nostri tifosi in tutto il mondo. Juventus, Milan, Inter, Napoli e Roma rappresentano il motore del calcio italiano e dovrebbero farsi carico della commercializzazione del prodotto calcio”.

De Laurentiis contro gli ultras.

“Il calcio deve essere passione e partecipazione ed è altamente educativo per i bambini e insegnato nelle scuole, quindi non puoi avere gruppi ultras con radici mafiose, ‘ndranghetiste e camorriste. Finché questori, prefetti e ministri dell’Interno non prenderanno in mano la situazione, il problema resterà. Avete visto quello che è successo all’Inter un anno e mezzo fa?”.

Il calcio da riformare.

“Se il calcio inglese fattura tre volte il calcio italiano e chiude il bilancio in rosso vuol dire che c’è qualcosa che non funziona. Siamo sempre lì appesi ad arrivare tra i primi quattro in campionato e fare passi avanti in Champions, a cosa serve l’Europa League e a cosa serve la Conference League…servono a far raccogliere voti a chi vuole essere rieletto. Non è detto che durante una partita delle nazionali un calciatore non si infortuni: chi ti ripaga? Pertanto ci sono alcuni regolamenti che vanno rivisti e anche in maniera importante. Noi per far sopravvivere FIFA e UEFA sottraiamo importanza ai campionati nazionali che sono il fulcro del tifo. Nel calcio moderno si gioca troppo, anche fino a 80 partite a stagione. Secondo voi i calciatori sono fisicamente e mentalmente pronti a sostenere e supportare il club e una nazionale giocando così tante partite?”.

De Laurentiis e il format del campionato di Serie A

“Premesso che io farei come nel basket americano, dove nessuno retrocede e dove tutti sono felici e contenti. Farei un campionato dove il gioco è migliore perché ritorniamo a 16 squadre, magari sono le più potenti, e con una sola retrocessione da giocarsi con due squadre della Serie B per vedere se queste squadre della Serie B hanno la stessa capacità agonistica ed economica di competere con quella che dovrebbe retrocedere dalla Serie A”.

Insomma, una serie di focus su cose dette e ridette da De Laurentiis in questi 22 anni di presidenza.

Ribadiamo l’apprezzamento per la gestione virtuosa del club che dovrebbe essere d’esempio a tutti i club del mondo e, soprattutto, tutelato dalle istituzioni calcistiche. Così come ribadiamo l’apprezzamento per i risultati sportivi conquistati sul campo, che sono notevoli considerando la REALE DIMENSIONE del Napoli nel calcio mondiale.

Per alcuni argomenti trattati come i diritti TV, la crisi economica dei club, le troppe partite che si giocano, l’importanza di alcune competizioni con format poco appetibili, merita meriterebbe il sostegno delle istituzioni e soprattutto dei suoi colelghi presidenti.

Però gli annunci su stadio e centro sportivo, e senza una fondamentale ‘operazione ‘simpatia’ necessaria per creare quelle necessarie alleanze per riformare il calcio, hanno un po’ il sapore della ‘minestra riscaldata” che rischia di alzare il livello di antipatia verso il club e lo stesso presidente…rischiando anche di far terra bruciata intorno alla squadra.