Malagò: “Mio padre malato di calcio dopo dieci minuti di Borussia-Schalke ha cambiato canale, in Italia la parola calcio è stata sostituita da Serie A”

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Il presidente del Coni Giovanni Malagò ha rilasciato un’intervista che è possibile leggere in versione integrale sulla “Gazzetta dello Sport” oggi in edicola e della quale vi proponiamo un breve estratto.

“Adesso tutti spingono per ripartire: chi per interessi sportivi, chi per competizione, chi per ragioni economiche. C’è un’ansia, una esigenza che sta creando una fortissima pressione nei confronti del sistema e delle istituzioni sportive. 

In Italia ci sono almeno 15 sport di squadra. A torto o a ragione tutti, nel giro di poche settimane, hanno chiuso i battenti e deciso di non assegnare gli scudetti. Il calcio, un po’ perché è un mondo a parte e un po’ per interessi economici, ha voluto continuare la sua partita e chiudere i campionati. 

Sono il primo a fare il tifo perché il calcio riprenda. Ma dopo pochi giorni alla parola calcio si è sostituita la parola Serie A.

Puntiamo a ripartire ma non essendo possibile fare previsioni di lunga scadenza, viste tutte le variabili esistenti, deve esistere anche un piano B. Non averlo è un errore.

Ripartenza Germania? Era il weekend della nascita di mia nipote e non l’ho seguita. Ma mio padre, malato di calcio, che ha 88 anni e non perde una partita mi ha detto: “Giovanni mi vergogno a dirtelo ma dopo 10 minuti del secondo tempo di Borussia-Schalke ho cambiato canale e messo Verissimo”.

Modello tedesco? Non paragoniamo realtà diverse. 

  • i tedeschi se si dovessero fermare di nuovo hanno nel cassetto già l’accordo con i broadcaster e i giocatori;
  • ci sono leggi diverse, un sistema sanitario diverso;
  • i calciatori e i medici non hanno la nostra stessa dinamica giuslavoristica;
  • un signore cinese o americano in Germania non può comprare il 51 per cento di un club. 

Play-off e play-out? Mi risulta che non tutti siano d’accordo. 

Diritti TV? È un sistema condizionato dai diritti tv. L’unica alternativa è avere anche altri ricavi dagli stadi e dal loro utilizzo moderno. Per rifare tutti gli stadi insieme in un Paese ci sono solo tre possibilità: organizzare un Mondiale di calcio e sa va bene se ne riparla nel 2030, organizzare un campionato europeo o le Olimpiadi estive. Ora tutte le società di calcio procedono separatamente e dappertutto è una via crucis tra permessi, autorizzazioni, lacci e laccioli di ogni tipo.

Pensiero da sportivo sulla ripartenza? Sicuramente non ho la stessa attesa, enfasi e astinenza dal calcio rispetto a quando d’estate aspettavo la ripresa del campionato… E penso di essere in buona compagnia con tanti altri tifosi”.