Marotta e gli arbitri andata e ritorno sull’asse Genova-Torino-Milano

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Beppe Marotta, l’attuale amministratore delegato dell’Inter, è senza dubbio uno dei dirigenti più in vista del calcio italiano soprattutto per il suo passato alla Sampdoria prima e alla Juventus poi.  

Proprio perché è uno dei dirigenti più considerati anche a livello mediatico, le sue parole hanno un peso specifico importante.

Peccato però che, proprio sull’argomento arbitri, le sue posizioni siano cambiate alla pari del cambio maglia.

Marotta in blucerchiato:“Noi siamo una ‘provinciale’ e anche a livello mediatico abbiamo uno spazio limitato, che porta ad una sudditanza psicologica da parte degli arbitri e li condiziona. Quella esiste sempre. Sicuramente la Sampdoria non e’ trattata come Juve, Milan o Inter. Ma non da quest’anno”.

Marotta in bianconero:Quando uno vince è perché è più forte in tutte le componenti. Purtroppo nel nostro calcio c’è molta cultura dell’invidia e poca cultura della sconfitta. In Italia, spesso i nostri avversari hanno perso dando la colpa all’arbitro o qualcos’altro. Questa è la cultura dell’alibi. E’ un concetto sbagliato da sradicare, perché toglie responsabilità ai giocatori, alimentando in loro una mentalità perdente”.

Marotta in nerazzurro:

“E’ doveroso da parte mia, come dirigente dell’Inter, esprimere la considerazione riguardo agli arbitraggi avuti. Dico che purtroppo c’è un vuoto normativo, dato che il VAR può intervenire solo in caso di chiaro errore dell’arbitro. Ma questo non giustifica il fatto che si debba assistere a decisioni così sbagliate. O l’arbitro presta più attenzione, o il VAR deve essere utilizzato. Altrimenti si creano delle situazioni di forte disagio, che vanno a pesare sul risultato finale“.