Napoli: c’erano un rumeno, un polacco e un olandese… chi semina vento raccoglie tempesta

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Il Napoli tiene testa al Barcellona ma non basta. I catalani passano con merito ai quarti di finale soprattutto per quanto visto nei primi venti minuti delle due gare. Catalani solidi in difesa e con le idee chiare in attacco anche per un allenatore che lavora da tre stagioni con la squadra.

Calzona sotto questo punto di vista, soprattutto per la lacunosa fase difensiva, ha poche colpe. Il CT della Slovacchia ha ereditato una squadra che ha lavorato poco in estate quando era il tempo di mettere a punto i movimenti difensivi. Gli attenti osservatori, VERI AMICI DEL NAPOLI, hanno sottolineato questa mancanza di Garcia e purtroppo hanno avuto ragione.

Ma l’allenatore al Montjuic ha commesso anche i suoi errori rivoluzionando con i cambi Politano-Lindstrom e Mario Rui-Olivera (soprattutto), una squadra che stava tenendo bene il campo dopo lo sbandamento iniziale. Gli azzurri in qualche modo si erano anche avvicinati a un insperato pareggio. Prima la bella parata di Ter Stegen su Di Lorenzo, poi l’occasione mancata da Lindstrom, infine la traversa di Olivera.

Poi c’è l’aspetto arbitrale che non deve essere un alibi per la mancata doppia qualificazione ai quarti della Champions e al mondiale per club. Va però considerato anche per il futuro.

La scorsa stagione il rumeno Kovacs e il polacco Marciniak hanno reso felice l’UEFA regalandole in semifinale il prestigioso derby di Milano che, dal punto di vista politico ed economico, ha un diverso appeal di un ‘semplice’ Napoli-Inter.

Quest’anno invece è toccato all’olandese Makkiele farsi giustiziere del Napoli. Prima non ha concesso il rigore del possibile 2-2, poi ha impedito agli azzurri di giocare in superiorità numerica con il mancato rosso diretto a Christensen.

Una sensazione di tre arbitraggi da dispetto-giustizialista per punire chi ha fatto, pensando di essere l’unico nel giusto, della guerra e delle critiche a tutto e tutti un atteggiamento opposto a quello del 99,99% dei presidenti dei club. Quelli furbi e scaltri hanno fatto della diplomazia l’arma per non inimicarsi istituzioni calcistiche, mondo arbitrale e da qualche settimana anche quello dei media sportivi che tanto possono influenzare l’opinione pubblica.

Chi semina vento raccoglie tempesta. Piaccia o non piaccia è così e in Italia il discorso è lo stesso, sperando che alla vigilia di Barcellona-Napoli con la spinta e l’insulto al cameramen colpevole solo di fare il suo lavoro si è toccato il punto più basso dell’aspetto comunicativo del club.

Anche se certe battaglie possono considerarsi giuste e degne di essere sostenute, se condotte nel modo sbagliato e senza alleati influenti e senza la necessaria diplomazia possono avere l’effetto del Don Chisciotte che combatte con i mulini a vento o del Masaniello che da fomentato capopopolo viene tradito e…condannato…la dice lunga il video postato da Infantino su Instagram.

Buon Forza Napoli a tutti!