Napoli, un mercato mirato ma resta sempre quella strana sensazione della squadra incompiuta

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Quello del Napoli è stato senza dubbio un calciomercato fatto di colpi mirati sia in entrata che in uscita. Ma ancora una volta si avverte quella strana sensazione del centesimo che manca per completare l’euro. 

Partiamo dalle cessioni.

L’unica vera partenza significativa è quella di Raul Albiol, sostituito però da uno dei migliori difensori della Serie A: Kostas Manolas. Tra l’altro Albiol sembra aver chiesto di chiudere la carriera in Spagna e la scorsa stagione ha giocato solo il 50% delle partite disputate dal Napoli in tutte le competizioni. Gli altri sono calciatori che o non hanno fatto parte del Napoli la scorsa stagione oppure che non si sono particolarmente distinti per il contributo dato alla squadra come Chiriches (6 presenze), Diawara (19 spezzoni di presenze), Rog, (11 spezzoni di presenze prima di essere ceduto a gennaio) Verdi (24 presenze quasi impalpabili salvo non più di un paio di eccezioni).

Intelligente la cessione in prestito con DIRITTO e non con obbligo di riscatto di Ounas che nel Napoli, con Callejon, Lozano, Mertens, Younes e Insigne, difficilmente avrebbe trovato molto spazio nelle rotazioni.

Se vogliamo parlare di pecche nel mercato in uscita, dobbiamo tirare in ballo i nomi di Hysaj e Ciciretti che sono rimasti in azzurro probabilmente contro la voglia di tutti. Poi c’è da capire il destino di Leandrinho. Diverso il discorso per Tonelli che da esubero con la partenza di Chiriches è diventato il quarto centrale nella gerarchia del reparto difensivo.

In ogni caso oltre il rientro di Tonelli dalla Sampdoria (Ciciretti e Leandrinho difficilmente saranno parte integrante del progetto di Ancelotti) il Napoli ha messo a segno cinque colpi mirati per migliorare una rosa che non ha visto nessuna cessione dei pezzi da novanta. Di Manolas abbiamo già detto. Di Lorenzo contro la Juventus ha dimostrato che può fare bella figura anche contro un avversario come Cristiano Ronaldo (e poi in due sole gare ha già segnato e crossato più di Hysaj). Elmas un quasi ventenne che ha ‘scioccato’ tutti per la personalità del veterano. Così come Lozano destinato a ripercorrere l’ascesa dei Cavani e dei Lavezzi, degli Hamsik e dei Mertens. Infine c’è il ‘vecchietto’, coetaneo di Ronaldo e Chiellini, Fernando Llorente. Considerando che va a completare tra gli attaccanti il parco delle alternative, potrebbe essere alla fine un calciatore determinante come lo è stato per il Tottenham la scorsa stagione, regalando pochi gol ma pesanti.

Sembra tutto positivo. Allora perché si avverte quella sensazione di incompletezza della squadra?
Cinque i possibili motivi.
  1. Manca l’attaccante da 30 gol come ‘desiderava’ De Laurentiis. Di certo non può esserlo Llorente che, ripetiamo, è stato preso solo come alternativa. La speranza è che possa esserlo Milik, considerando che il polacco alla prima vera stagione ha segnato 20 gol senza rigori. Ma oltre ai gol un attaccante deve avere anche quella dote fondamentale in determinati fasi di una gara di far salire la squadra, di fare reparto da solo: Milik queste qualità le ha?
  2. Il centrocampo è davvero completo? Allan-Elmas Zielinski-Fabiàn più Gaetano: in cinque per due maglie, più l’eventuale utilizzo di Callejon. Numericamente il Napoli è coperto, così come lo è anche dal punto di vista qualitativo: ma lo è anche dal punto di vista della fisicità? Senza considerare che la ‘gloria’ dei centrocampisti dipende molto dalla conferma di Fabiàn e dalla definitiva esplosione di Zielinski finora solo attesa ma mai arrivata.
  3. Con la partenza di Chiriches, anche se ha giocato poco, Maksimovic, Tonelli e Luperto sono in grado di sostituire nelle rotazioni Manolas e Koulibaly?
  4. La comunicazione e la testardaggine. In una piazza isterica come quella napoletana fare proclami di acquisti che avrebbero rappresentato dei passi troppo più lunghi della gamba, se non proibitivi, rischia di creare false illusioni. Fa  perdere di vista la reale dimensione del Napoli che è ancora lontano dai top club europei, anche se più avanti delle provinciali. Soprattutto sorprende come ancora una volta il Napoli si sia fatto distrarre da trattative lunghe e difficili (leggi Icardi). Eppure la solidità economica avrebbe dovuto mettere il club in una posizione di superiorità virando magari su altri obiettivi più facilmente raggiungibili e lanciando un segnale anche per trattative future.
Non vogliamo parlare di cifre, di soldi. Queste cose le lasciamo ai ragionieri o presunti tali che si ‘mascherano’ da tifosi o da addetti ai lavori. Tanto la vera verità sarà poi scritta nei bilanci. A chi ha al cuore le sorti del Napoli interessa solo capire se è migliorato l’aspetto tecnico e la competitività della rosa, ma questo non è possibile scoprirlo prima del prossimo mese di maggio.

Quindi che voto dare al mercato del Napoli? Il voto al mercato di qualunque squadra lo può dare solo il campo. Troppe volte i voti dati al calciomercato estivo sono stati totalmente ribaltati dal voto finale del campo.

Inutile girarci intorno: se una squadra vince lo scudetto il voto non può che essere 10. Viceversa per una squadra come il Napoli la mancata qualificazione in Champions sarebbe una netta bocciatura del mercato e dovrebbe comportare di conseguenza le dimissioni di chi si è assunto l’onere delle scelte e di chi le ha avallate.

Ora per fortuna il calciomercato, con i suoi esperti, si prende una bella vacanza per lasciare la parola al campo: unico vero giudice supremo.