Nuovo allenatore: l’importante non è giudicare il suo nome ma il lavoro che farà con il Napoli

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Da mesi a Napoli tiene banco il toto-allenatore, anche più della corsa per un posto in una delle competizioni europee del prossimo anno.

Tanti i nomi di un ipotetico casting che starebbe facendo il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, questa volta però (si spera) confrontandosi con il nuovo DS (non ancora ufficializzato ma quasi certamente sarà Manna).

I tifosi sembrano disorientati e confusi dai tanti nomi che esperti di mercato e opinionisti (per fortuna non tutti) un giorno danno per certo al Napoli e il giorno dopo invece lo danno sulla panchina di un altro club o pronto a vivere il cosiddetto anno sabbatico. Alla fine magari qualcuno avrà indovinato il nome giusto…oppure uscirà fuori un nome a sorpresa da nessuno preso in considerazione…

Ovviamente ad ogni nome fatto, come è normale che sia, la piazza si divide tra pro e contro.

Arriva così l’immediata condanna da chi per quell’allenatore nutre un sentimento di antipatia o pensa che non abbia un passato che garantisca la riscossa azzurra.

Di contro è travolto da un eccesso di entusiasmo chi prova una semplice simpatia per il nome fatto oppure è convinto che con lui in panchina il Napoli potrebbe vincere in breve tempo il quarto scudetto.

Sembra proprio che la storia recente del Napoli non abbia insegnato nulla.

Ad esempio il super acclamato Ancelotti, uno degli allenatori più vincenti della storia del calcio, a Napoli non ha fatto bene. Viceversa la ‘scommessa’ Sarri senza i tanti errori arbitrali pro-Juve avrebbe vinto lo scudetto del 2018 e Spalletti, che dopo il primo anno a Napoli era stato invitato dalla piazza ad andarsene, ha poi vinto lo scudetto.

Insomma la storia del calcio suggerisce di sposare la ‘saggezza’ e valutare non il nome dell’allenatore ma, senza pregiudizi, il lavoro che avrà fatto come tecnico del Napoli.