Ora vincere con il Torino, come non importa, poi Ancelotti ha due settimane per capire cosa vuole fare da grande

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Il Napoli torna da Genk con un deludente pareggio, ma il risultato non deve sorprendere perché in Champions le partite non sono mai facili e tanto meno scontate.  

Basta ricordare alcuni risultati delle prime due giornate: 

  • Real Madrid-Club Brugge: 2-2
  • Inter-Slavia Praga: 1-1
  • Dinamo Zagabria-Atalanta: 4-0
  • Olympiakos-Tottenham: 2-2
  • Tottenham-Bayern Monaco: 2-7.

Bicchiere mezzo pieno. Di sicuro è positivo aver mantenuto la testa del girone e non aver subìto gol nella seconda gara consecutiva europea. Però il bicchiere mezzo pieno è di quelli monouso pronto ad accartocciarsi con la prima mano che lo stringe un po’ più forte. Quella mano sono le prossime due decisive gare contro il Salisburgo: perderne una potrebbe significare tanto, troppo.

Bicchiere mezzo vuoto. Questa volta il bicchiere è di quelli infrangibili, di quelli che o si pensa a come riempirlo del tutto oppure è destinato a svuotarsi partita dopo partita. L’atteggiamento della squadra in campo non ha convinto e non può essere giustificato con la sfortuna dei tre pali colpiti e del salvataggio sulla linea. Anche perché i pali non sempre sono sinonimo di sfortuna (vero Milik?). Soprattutto con il Genk la manovra ha dato una sensazione di improvvisazione ed è sembrata poco fluida.

La differenza con Inter e Juventus. Il Napoli quando ‘decide’ di giocare al calcio è bello da vedere e in grado di mettere sotto chiunque anche il Liverpool campione d’Europa…appunto quando ‘decide’. Però al contrario di Inter e Juventus, oltre ad alcune determinanti individualità, non ha mai dato la sensazione di giocare con il coltello tra i denti, con gli occhi della tigre, con la ‘cazzimma’, con la garra, con la voglia di vincere, con la cattiveria agonistica…chiamatela come volete tanto il senso della ‘lacuna’ di questa squadra non cambia e va assolutamente colmata…sempre ammesso che il voler PROVARE A VINCERE  e il voler ALZARE L’ASTICELLA siano veri obiettivi e non solo belle parole di circostanza.

Qual è il problema? Problema fisico? Problema mentale? Problema tattico? Rosa incompleta? Il problema fisico potrebbe anche essere accettato nel caso fosse stata fatta una preparazione mirata per poi veder correre la squadra nella seconda parte della stagione, quando di solito si decidono le competizioni (sperando che non sia troppo tardi). Ma se il problema dovesse essere mentale o tattico piuttosto che di rosa incompleta, allora Ancelotti deve assumersi tutte le responsabilità. Lui e il suo curriculum sono stati ingaggiati perché avrebbero dovuto portare in dote una nuova mentalità europea e vincente oltre al fascino da esercitare sui calciatori come fatto da Benitez nella sua prima stagione a Napoli.

Il Torino. Ora l’importante è battere il Torino domenica prossima. Non importa il come ma è fondamentale portare a casa i tre punti che, nel caso di una mancata vittoria dell’Inter in casa con la Juventus, avvicinerebbero il Napoli a soli quattro punti dalla vetta.

Ora tocca ad Ancelotti. Il mister nelle due settimane successive alla gara contro il Torino deve mettere da parte grafici e studi scientifici e, con la sua esperienza di campo e di calcio giocato, studiare le soluzioni per colmare le lacune di questa squadra e come darle l’identità e la continuità giuste per trasformare i proclami estivi in vera competitività.

Con la sua esperienza, scevra da qualunque influenza scientifica, Ancelotti può dare la svolta a questa squadra.

Buon Forza Napoli a tutti!