Appena Messi gioca l’ennesima partita da protagonista, scatta in automatico il paragone con Maradona.
Più forte Messi o Maradona? Impossibile dirlo. Però, senza volerlo, questo ‘cambialesco’ e stucchevole paragone avrebbe già escluso uno dei principali protagonisti dalla classifica improbabile dei calciatori più forti di tutti i tempi: Pelé.
Ma proprio perché si parla di “tutti i tempi”, il paragone è oggettivamente impossibile. Diventa obbligatoriamente una questione soggettiva, legata molto al tifo calcistico e a chi ha giocato con o contro uno dei due. Questione di gusti personali non opinabili.
Anche perché i team in cui hanno giocato Messi e Maradona erano totalmente diversi, come diversi erano gli avversari che hanno incrociato durante le loro carriere, a volte addirittura agli antipodi.
Però alcune domande nascono spontanee.
Come avrebbe reagito e quanto avrebbe reso Messi con le marcature ‘accanite’ e i falli sistematici che subiva Maradona? Messi quanto avrebbe reso sui ‘campacci’ degli anni ’70 e ’80? Messi avrebbe vinto il Mondiale portando poi l’Argentina alla seconda finale consecutiva con l’organico che aveva Maradona al suo fianco?
Che rendimento avrebbe avuto Maradona con le difese ‘allegre’ sfidate da Messi. Quale rendimento avrebbe avuto con i regolamenti che, negli anni, hanno capovolto il rapporto difensore-attaccante in favore degli attaccanti? Maradona con i campi perfetti di questo ultimo ventennio, quante magìe avrebbe aggiunto al suo immenso album di giocate per certi aspetti irraggiungibili?
Non c’è risposta, non c’è controprova, per questo il paragone non regge.
Messi è un calciatore immenso, su questo sono tutti d’accordo. Magari fosse almeno lui calcisticamente immortale. Purtroppo non lo è, e quando appenderà gli scarpini al fatidico chiodo, mancherà a tutti proprio come mancano tutti i calciatori che hanno fatto la storia bella di questo sport.
Ma Diego Armando Maradona è un qualcosa che è andato oltre il calcio, è un’icona mistica. Non a caso anche i NON tifosi di Napoli e Argentina che vanno al murales di Diego ai quartieri spagnoli di Napoli, avvertono una sensazione particolare che non riescono a spiegarsi…eppur si commuovono…
Vorrà pur dir qualcosa se sui NUOVI tamburi dei tifosi argentini c’è sempre Maradona, anche a oltre trent’anni di distanza dalla sua ultima partita e a oltre cinque anni dalla sua morte.
Così come vorrà pur dir qualcosa se oltre Kvaratskhelia, Osimhen e McTominay sugli striscioni e le bandiere che hanno festeggiato gli ultimi due scudetti del Napoli non c’erano Bruscolotti o Careca o Higuain o Mertens o Cavani o Hamsik, che pure hanno fatto la storia del Napoli, ma c’era sempre e soltanto lui: Maradona. Ricordiamo a oltre trent’anni di distanza dalla sua ultima partita e a oltre cinque anni dalla sua morte.
Maradona, al contrario di Messi e Pelè ma anche di tutti gli altri calciatori, è diventato uno di famiglia, l’amico immaginario, la voce dei più deboli, il ‘santino’ calcistico a cui rivolgersi per chiedere la vittoria del Napoli con quel “Diego pienzace tu”…
E’ innegabile che i numeri sono dalla parte di Messi. Però lui ha vinto a Barcellona, in un club che già era abituato a vincere. Maradona no, lui ha compiuto il miracolo sportivo di vincere dove nessuno aveva mai vinto prima: a Napoli. Ma neanche questo può rappresentare un termine di paragone, proprio perché parliamo di epoche diverse.
Ma al di là dei numeri Maradona è avvolto da una natura mistica. Una misticità legata anche a quella punizione segnata alla Juventus che ha battuto addirittura le leggi della fisica. Finora nessun calciatore è arrivato a tanto e chissà se un giorno ci sarà qualcuno che riuscirà a fare altrettanto.
In ogni caso ogni paragone tra calciatori è improponibile, anche tra quelli che vivono la stessa epoca calcistica proprio perché si troverebbero a farlo in condizioni diverse e senza la possibilità di controprove se uno dovesse trovarsi al posto dell’altro.
Una cosa è certa. Ogni allenatore, ogni tifoso, ogni calciatore avrebbe voluto nella propria squadra Maradona o Messi…magari insieme…
Ma come detto l’immortalità non esiste neanche nel calcio!
Peccato!








