Pro e contro di una eventuale partecipazione del Napoli alla Conference League

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Nel rispetto della tradizione calcistica napoletana anche la partecipazione alla Conference League spacca la piazza in due fazioni: i pro e i contro.

Premesso che una società e una squadra con mentalità vincente dovrebbero puntare a vincere quanti più trofei possibile senza snobbare nessuna competizione, proviamo ad analizzare i possibili pro e contro di una eventuale partecipazione alla Conference League (ammesso che il Napoli riesca a chiudere il campionato all’ottavo posto in classifica).

Gli effetti sulla preparazione precampionato.

In Conference League il Napoli giocherebbe due gare del turno preliminare, il 22 agosto l’andata e il 29 agosto il ritorno, a cavallo della seconda giornata di campionato.

La mancata partecipazione però costringerebbe il Napoli a giocare la gara dei trentaduesimi di finale della Coppa Italia con la squadra ancora in ritiro a Castel di Sangro.

I turni infrasettimanali e il rilancio in campionato.

Rispetto alle big italiane che parteciperanno alla Champions League e all’Europa League che giocheranno 8 partite della fase campionato, il Napoli in Conference League avrebbe il vantaggio di giocarne due in meno (6).

La mancata partecipazione alla Conference League vedrebbe il Napoli giocare i sedicesimi di finale di Coppa Italia a cavallo tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, mentre le big impegnate in Champions e in Europa League inizierebbero la Coppa Italia direttamente a dicembre con gli ottavi di finale.

Il prestigio internazionale.

I ‘contro’ tendono a snobbare la Conference League perché essendo la terza competizione europea per importanza, sostengono che vincerla non aumenterebbe il prestigio internazionale del club. Inoltre proprio perché non vi partecipano top club europei, ma solo squadre di campionati considerati decisamente minori, la Conference League non ‘stuzzicherebbe’ l’interesse di quella parte di tifosi che amano vedere al Maradona solo i top club.

I ‘pro’ invece sottolineano che in Conference League ci sono comunque squadre inglesi, tedesche, spagnole, portoghesi, francesi e permetterebbe di dare continuità alla partecipazione del Napoli alle coppe europee incassando anche un gruzzoletto di soldi che può far sempre comodo a un club autogestito come il Napoli. Inoltre per una squadra come il Napoli che ha vinto un solo trofeo internazionale, la Coppa Uefa nel lontano 1989, vincere un’altra coppa europea seppur di spessore minore sarebbe una importante iniezione di fiducia e di entusiasmo nell’anno della rifondazione.

Il falso mito del ranking UEFA e l’utilizzo della rosa.

I ‘pro’ sostengono che giocare la Conference League è importante anche per il ranking UEFA. Sicuramente sì ma solo per una questione statistica. Con il nuovo format delle coppe il ranking conta poco ai fini del sorteggio delle avversarie da affrontare tanto in Champions quanto nelle altre due competizioni UEFA (LEGGI QUI).

Invece sono almeno due gli effetti positivi sulla rosa del Napoli a disposizione del nuovo allenatore:

  • aumenterebbe l’esperienza internazionale di quei calciatori (vecchi e nuovi) che non hanno collezionato tante presenze nelle coppe europee, aspetto utile per un eventuale futuro ritorno in Champions League;
  • partecipare a più competizioni aiuterebbe non poco il nuovo allenatore a ruotare i calciatori in rosa, facendo sentire tutti parte del progetto di rilancio del Napoli.