Quando vincere non è importante ma è l’unica cosa che conta: l’Heysel e quella coppa mai restituita

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Il 29 maggio del 1985 si è consumata una delle più grandi tragedie del mondo del calcio. Prima della finale di Coppa dei Campioni Juventus-Liverpool, all’interno dello stadio dell’Heysel di Bruxelles 39 spettatori perdono la vita per gli incidenti provocati dai tifosi inglesi.

Quelle immagini di persone schiacciate, insanguinate, che invocavano la misericordia del Signore intuendo il loro destino, quei corpi privi di vita hanno segnato per sempre il cuore di chi ama il calcio e che con intelligenza in questi casi non fa distinzione di maglia.

Sotto accusa sono finiti l’organizzazione di quella finale, lo stadio fatiscente oggi ristrutturato, le forze dell’ordine poche di numero male organizzate e peggio equipaggiate.

Malgrado i tanti morti e la guerriglia ancora in atto quella finale si è giocata lo stesso. Giusto così, probabilmente se non si fosse giocata la tragedia poteva trasformarsi in un massacro.

Ricordiamo il risultato finale: 1-0 per la Juventus con gol di Platini su rigore al 58′. Ma non lo ricordiamo per dovere di cronaca di una partita mai giocata dai calciatori del Liverpool provati da un senso di colpa per quanto fatto dai loro tifosi.

Lo ricordiamo solo perché il rigore concesso alla Juventus per un fallo su Boniek almeno due metri fuori area, è sembrato un’indennizzo che l’Uefa ha voluto dare ai bianconeri per averli costretti a giocare e per i suoi 36 tifosi morti (gli altri erano di altra nazionalità non tifosi).

Ma la cosa che ha ferito ancora di più chi ama il calcio è stata l’esultanza di Platini dopo aver trasformato il rigore. Il giro di campo dei bianconeri per mostrare il regalo ricevuto come fa un bambino con i suoi amici il giorno di Natale.

Soprattutto a chi ama il calcio ha fatto e fa ancora più male, che quella coppa non è stata mai restituita.

Ma questo succede quando nello sport, nel calcio, c’è chi considera la vittoria non importante ma l’unica cosa che conta…e per questo è pronto a sacrificare la propria dignità e il rispetto per i propri tifosi e per il calcio stesso.