La pausa del campionato per lasciare spazio alle nazionali, è spesso un’occasione per analizzare il momento delle squadre di calcio. Ovviamente lo è anche per il non buon momento del Napoli del presidente De Laurentiis.
Una premessa è d’obbligo.
Il lavoro del presidente De Laurentiis non può che essere giudicato ultra-positivo per la gestione e la crescita economica del club, anche se non ha ancora raggiunto (e mai raggiungerà) il livello dei top club europei. Così come sono ultra-positivi i risultati sportivi ottenuti sul campo, soprattutto se si considera la REALE dimensione del Napoli nell’universo mondiale del calcio.
Non si può dire altrettanto per quanto riguarda il suo personale aspetto comunicativo e le strutture del club, totalmente inesistenti. Magari si potrebbe chiudere un occhio sulla sola annunciata costruzione di uno stadio di proprietà, ma mai iniziata per una serie di problematiche legate a costi e burocrazia. E’ invece mortificante che un club non abbia neanche una sede sociale e un centro sportivo di proprietà.
Sarebbe meglio qualche parolina in meno e qualche…pietra in più.
Presidente è convinto ALMENO dell’attuale programmazione del futuro della squadra? Bene, allora convinca anche i tifosi.
Mettiamo da parte (con tanta buona volontà) la questione strutture, visto che il Napoli di De Laurentiis ha vinto 2 Scudetti (uno strameritato l’altro con l’aiuto della superbia dell’Inter), 3 Coppe Italia, 2 Supercoppe Italiane, raggiunto i quarti di finale di Champions e una semifinale di Europa League anche senza stadio e senza centro sportivo di proprietà. Tanta roba, ripetiamo, considerando la REALE dimensione calcistica del Napoli.
La cosa che inizia a preoccupare la piazza napoletana è che il presidente, forse per assecondare il suo personale sogno Champions, ha perso di vista proprio la REALE dimensione del Napoli.
La competitività del Napoli è cresciuta in maniera esponenziale quando De Laurentiis, o chi per lui (leggi soprattutto Benitez), è stato bravo ad acquistare a PREZZI E INGAGGI ALLA PORTATA DELLE CASSE DEL CLUB giovani calciatori sconosciuti (ad esempio Cavani, Hamsik, Koulibaly, Ghoulam, Mertens) o calciatori scontenti nei loro club (su tutti Callejon, Albiol e Higuain). La cosa che li accumunava erano le potenzialità e la fame di affermarsi come forti campioni vincenti. Calciatori che dopo aver deliziato i tifosi napoletani, con le loro cessioni permettevano al club di avere anche fondamentali entrate di cassa e generare fondamentali plusvalenze. In pratica sempre nuova linfa all’entusiasmo e alla fame di vittorie della squadra.
In questi ultimi tre anni De Laurentiis ha abbandonato questa vincente linea societaria, investendo tra cartellino e/o ingaggio tanti soldi in calciatori che non hanno lasciato o che non lasceranno nessuna SOLIDA base per il futuro competitivo della squadra.
A proposito di basi per il futuro: presidente è davvero convinto che si possa fare una giusta programmazione, sportiva ed economica, ostinandosi a tenere in squadra ben cinque 29enni e ben sette ultra 30enni per giunta usurati e con recidive muscolari?
Pensa che far giocare in Serie C Prisco, Garofalo ed Esposito sia la strada giusta per avere nel breve periodo calciatori già pronti per un ‘nuovo’ Napoli?
Se sì, convinca anche i tifosi della bontà del progetto.
Ma anche le scelte degli allenatori non convincono.
De Laurentiis sogna la Champions, ma quale napoletano non la sogna.
Ma per vincerla o si acquistano i campioni che il Napoli non si può permettere, oppure bisogna investire in idee come fatto con gli acquisti in era Benitez e/o in filosofia di gioco come fatto con Sarri e Spalletti.
De Laurentiis in questi ultimi tre anni invece ha puntato su allenatori con un palmares vincente grazie a campionissimi affermati ma costosi. Fuoriclasse in grado di vincere anche autogestendosi, con i quali bisognava solo essere bravi a dare le giuste motivazioni e il giusto spirito di gruppo. Nulla ha insegnato l’esperienza Ancelotti.
Gli allenatori con l’ossessione della miglior difesa e del ‘corto muso’, ormai nulla hanno più a che fare con il calcio moderno. Tutti gli allenatori moderni vanno nella direzione opposta, cercando soprattutto la via per segnare quanti più gol possibile.
De Laurentiis da amante del cinema dovrebbe pensare a un ‘Ritorno al Futuro’.
De Laurentiis deve avere il coraggio e l’umiltà di capire che non potrà mai competere economicamente con i top club europei per comprare i vari Mbappé o Haaland, malgrado la sua ottima gestione economica. Potrebbe farlo solo se dovesse coinvolgere nella proprietà della SSC Napoli un nuovo e ricco socio…cosa che difficilmente farà…
Allora deve tornare alle origini e per un ‘Ritorno al Futuro’, servono due cose fondamentali:
- addentrati ed esperti scouting in grado di anticipare la concorrenza per assicurarsi sconosciuti ma potenziali campioni;
- scegliere allenatori con idee di gioco aggiornate alle dinamiche attuali del calcio europeo in grado di esaltare e valorizzare i giovani potenziali campioni.
Ma forse abbiamo consumato la tastiera inutilmente perché queste cose De Laurentiis, da persona intelligente, già le avrà capite.
Almeno si spera!
Buon Forza Napoli a tutti!






