Spadafora: “La necessità di terminare il campionato è economica con club fortemente indebitati”

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Il Ministro allo Sport Vincenzo Spadafora è intervenuto al Senato e ha fatto il punto sulla ripartenza del campionato di Serie A. 

Sin dall’inizio ho mantenuto rapporti con tutti gli organismi sportivi, a partire dal Coni e le federazioni. Per avere la percezione immediata per prendere giusti provvedimenti. Mi sono tenuto in contatto anche con gli altri ministri dello sport europei per una linea comune. Era inevitabile fermarsi, l’abbiamo capito anche dalle Olimpiadi, ma anche da Europei o giro d’Italia. La linea del Governo è stata sempre di prudenza e tutela della salute.

Abbiamo iniziato dall’attività motoria per gli allenamenti individuali. Una graduale riapertura. Stiamo lavorando senza sosta per dare risposte al mondo dello sport, anche se l’attenzione è concentrata sul calcio.

Vorrei chiarire alcuni punti. 

Sono consapevole dell’importanza sociale del calcio. Dati alla mano è un’industria importante con un giro d’affari importanti e dà al fisco oltre 1mld l’anno.

Ma è eccessivo l’inasprimento del dialogo, anche agli occhi degli italiani che pensano alla salute. L’altro ieri sono arrivate le valutazioni del comitato tecnico-scientifico, sono numerose e ne cito tre significative:

  • la prima sulla quarantena di squadra dopo un primo positivo senza alcun contatto;
  • la seconda sulla responsabilità ai medici dei club;
  • infine la terza sull’enorme numero di tamponi che non vada ad impattare sui cittadini.

Le osservazioni del Cts saranno prese in considerazione dalla federazione che riadatterà il proprio protocollo per riprendere gli allenamenti di squadra dal 18. 

Poi resterà la necessità di definire la riapertura del campionato, su questo vorrei essere chiaro: il campionato se riprenderà sarà perché ci sarà una successione di protocolli per avere la sicurezza di tutti. 

Il Governo tiene una linea coerente e prudente mentre gli stessi presidenti ed opinionisti hanno cambiato in fretta opinione. Le pressioni non ci condizionano.

Molti si chiedono perché non chiudere un supermercato se una cassiera risulta positiva, rispetto al calcio, ma nel supermercato è possibile usare sistemi di protezione e distanze, il calcio è uno sport di contatto. Non si può contestare e non si può sottovalutare questo problema che ha portato già diversi calciatori in quarantena.

Siamo tutti consapevoli che la necessità di terminare il campionato è economica, da cui dipende tutto il sistema e da club fortemente indebitati. 

Lo sport non è solo calcio, tutti gli altri devono riprendere gli allenamenti e per questo proponiamo ulteriori linee guide, a partire da quello di base ed i centri dalle palestre ed i circoli sportivi.

Proporrò la riapertura di tutte le attività entro il 25 maggio, magari anticipando col comitato tecnico-scientifico ma non oltre il 25 maggio”.