Può considerarsi un’impresa ardua, se non addirittura impossibile, raccontare le tante emozioni che i mondiali di calcio hanno regalato nelle 22 edizioni organizzate in 96 anni di vita di questa meravigliosa competizione.
E’ innegabile che un Mondiale è:
Il 57enne francese Jules Rimet.
Lungimirante presidente della FIFA che ebbe l’intuizione e il coraggio di organizzare in Uruguay il primo mondiale, l’unico giocato in una sola città (Montevideo) e anche l’unico che non ha visto partecipare il Brasile. L’Uruguay è la prima nazionale a vincere il mondiale, del francese Laurient il primo gol ‘mondiale’.

La storica doppietta dell’Italia di Pozzo.
Quella nazionale riuscì nell’impresa di vincere due mondiali consecutivi nel 1934 (in finale con la Cecoslovacchia) e nel 1938 (in finale con l’Ungheria), impresa riuscita (finora) anche al Brasile di Pelé (1958 e 1962).

Il Maracanazo 1950.
In quell’anno il Brasile perse la finale giocata allo stadio Maracanà contro l’Uruguay nell’edizione organizzata proprio in Brasile. La delusione per quella sconfitta portò all’interno dello stadio al suicidio di due spettatori gettatisi giù dalle tribune, oltre al decesso per infarto di altri dieci. Inoltre vennero dichiarati tre giorni di lutto nazionale e molti giornalisti brasiliani abbandonarono la loro professione.

Il diciassettenne Pelé.
Il quasi perfetto Brasile del 1958 riscattò la delusione del 1950 vincendo il suo primo titolo mondiale, battendo in finale i presuntuosi padroni di casa della Svezia grazie anche all’exploit del 17enne Pelé. Ancora oggi ‘O Rey è l’unico calciatore ad aver vinto tre mondiali.

La rissa da ‘far west’ del mondiale del 1962.
Protagonisti furono i calciatori dell’Italia e i padroni di casa del Cile, a causa di alcuni articoli giornalisti che raccontavano il degrado sociale dell’epoca della nazione ospitante.

Il gol fantasma che decise la finale nell’anno del dentista nordcoreano.
E’ successo nell’edizione del 1966 organizzata in Inghilterra, nazione ritenuta la culla del calcio moderno. La storia di quel mondiale racconta l’umiliante eliminazione dell’Italia di Mondino Fabbri con i dilettanti della Corea del Nord dopo il gol del dentista Pak Doo-Ik; soprattutto è il mondiale vinto dai padroni di casa contro la Germania Ovest, grazie solo al più famoso gol-fantasma della storia dei mondiali.

Lo stadio Azteca.
Nello stadio di Città del Messico c’è l’essenza della storia del mondiali: l’Azteca.
In questo stadio:
– nel 1970 si è giocata la prima edizione trasmessa in Tv anche a colori;
– sempre nel 1970 si è giocata la semifinale Italia-Germania 4-3, passata alla storia come la ‘partita del secolo’ scorso;
– ancora nel 1970 in finale il Brasile quasi perfetto di Pelé vinse per la terza volta il trofeo portandosi a casa la Coppa Rimet;
– a distanza di 16 anni Maradona, il più grande calciatore di tutti i tempi, vinse praticamente da solo il mondiale segnando all’Inghilterra prima un gol con la ‘mano de Dios’ per vendicare i morti argentini nella guerra delle Malvinas provocate dall’esercito inglese, ma poi realizzando il gol più bello della storia dei mondiali.

Beckenbauer e Cruijff avversari nella finale della prima volta della Coppa Fifa.
Dopo 40 anni la Coppa Rimet, trofeo consegnato alle squadre vincitrici delle edizioni dal 1930 al 1970, a partire dall’edizione del 1974 giocata nella Germania Ovest viene sostituita dalla Coppa Fifa.

La finale non poteva vedere come protagonisti nessun altro, se non due icone del calcio mondiale: il tedesco Beckenbauer (che poi alzerà la coppa) e l’olandese Cruijff.

Il calciatore dello Zaire che lascia la barriera e batte la punizione…in favore del Brasile.
Quanto accaduto nell’edizione del 1974 è forse una delle scene più ‘divertenti’ della storia dei mondiali. L’arbitro assegnò una punizione al limite dell’area in favore del Brasile, ma al momento del fischio del direttore di gara, il difensore dello Zaire Mwepu Ilunga uscì dalla barriera e calciò lui il pallone prima che lo facesse un calciatore brasiliano.

Il primo mondiale a colori (quasi) per tutti in Italia.
Quello del 1978 giocato in Argentina può considerarsi il primo mondiale visto a colori in TV da gran parte degli italiani. Chi non aveva un TV color era invitato da chi invece ne possedeva uno. In quell’anno il calcio scoprì la meravigliosa Italia di Enzo Bearzot, arrivata però solo quarta.

Il centrocampista dell’Argentina che gioca con la maglia numero 1.

L’urlo di Tardelli, la rinascita di Rossi, l’annuncio di Nando Martelli e la simpatia del Presidente Pertini.
L’edizione del 1982 giocata in Spagna, fa parte soprattutto della storia del calcio italiano. La Nazionale di Bearzot, l’unico a dare fiducia a Paolo Rossi dopo la squalifica, riportò in Patria il titolo mondiale dopo 44 anni. A gridarlo al mondo furono l’urlo di Tardelli, dopo il gol segnato in finale contro la Germania Ovest e la professionalità del telecronista Nando Martellini con il suo “Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo”. Di quell’italico trionfo si ricorda anche la partita a carte sull’areo che riportò gli azzurri in Italia: protagonisti Enzo Bearzot, Franco Causio, Dino Zoff e il Presidente della Repubblica dell’epoca Sandro Pertini.

L’immagine iconica del 6 contro Diego.
Uno dei fermi immagine più iconici della storia dei mondiali è quello scattato al Camp Nou di Barcellona nel 1982. In quel fermo immagine ben 6 difensori del Belgio provarono, senza riuscirci, a fermare il ventunenne Maradona.

La magica atmosfera di Italia 90.
Dopo l’edizione organizzata nel 1934 (alcune partite giocate anche a Napoli allo stadio Ascarelli) e gli Europei organizzati nel 1980 (con alcune gare giocate anche al San Paolo), l’Italia tornò a organizzare un mondiale nel 1990 a distanza di ben 56 anni. A Napoli furono giocate 2 gare dei gironi (entrambe con Maradona in campo), l’ottavo di finale Colombia-Camerun, il quarto di finale Inghilterra-Camerun e la semifinale Argentina-Italia. Tante “Notti magiche inseguendo un gol”, iniziate l’8 giugno e terminate l’8 luglio, tra partite allo stadio e in TV, i tanti programmi a contorno, i multicolori delle diverse tifoserie unite dall’amore per il calcio. Emozioni che non è facile raccontare ma che vanno vissute…almeno una volta nella vita.

L’inizio di una nuova era nel 2002.
Il primo Mondiale organizzato in Asia fu anche il primo organizzato da due nazioni diverse: Corea del Sud e Giappone. Quello del 2002, passato alla storia del calcio italiano per lo scandaloso arbitraggio dell’ecuadoregno Bryan Moreno, ha fatto da apripista all’edizione del 2026 organizzato da Messico, Canada e USA e a quella del 2030 (edizione del centenario) che si svolgerà in Spagna, Portogallo e Marocco.
Per fortuna dal 2034 si torna all’organizzazione di un solo Paese, l’Arabia Saudita.

“Il cielo è azzurro sopra Berlino”.
Nel 2006 il calcio italiano riscattò la sua immagine mortificata dallo scandalo di ‘Calciopoli’ grazie alla Nazionale di Lippi che vinse il Mondiale in Germania, battendo in semifinale i padroni di casa e in finale ai rigori la Francia rimasta in dieci per la testata di Zidane a Materazzi.

La prima volta dell’Africa, degli arabi e di Messi.
L’edizione del 2010 è passata alla storia per essere stata la prima ad essere organizzata da un Paese africano, il Sudafrica dell’ex presidente Nelson Mandela. E’ stato anche il primo (e finora unico) mondiale vinto dalla Spagna.

Quella del 2022 organizzata per la prima volta da un paese arabo, è invece la prima che si è giocata a dicembre proprio mentre l’Europa si preparava a festeggiare il Santo Natale. Il Qatar ha consacrato per la prima volta in carriera Lionel Messi campione del mondo.

La maledizione del Brasile del Mondiale giocato in casa.
Dopo il ‘Maracanazo’ del 1950, il Brasile nel 2014 visse un’altra ‘tragedia’ sportiva passata alla storia come il ‘Mineirazo’. Il nome è dovuto alla mortificante sconfitta nello stadio di Belo Horizonte per 1-7 con la Germania, costata l’eliminazione alla nazionale carioca.

La bellezza di certe maglie iconiche.
Un campionato del mondo si identifica anche nel fascino di alcune maglie. Il Mondiale è la storica maglia grigia del portiere dell’Italia messa purtroppo in naftalina, quella ‘antica’ azzurra dell’Italia ma anche la seconda maglia utilizzata nel 1974. E’ la maglia gialla con bordini blu del Brasile o quella arancione dell’Olanda, quella a strisce bianche e azzurre dell’Argentina, queste tre forse le più affascinanti di tutte. Il Mondiale è la maglia bianca della Germania che incuteva un certo timore agli avversari. E’ anche la maglia dello Zaire che sul petto riportava un leone, quella a scacchi della Croazia, così come il Mondiale è le storiche maglie della Germania Est con la scritta DDR e dell’Unione Sovietica con la scritta CCCP.

I tanti fuoriclasse che non lo hanno mai vinto.
La storia dei mondiali di calcio non è stata scritta solo dai fuoriclasse che lo hanno vinto, ma anche dai tanti campionissimi che hanno chiuso la loro carriera senza essere arrivati mai primi con la loro nazionale in un campionato del mondo.
Sono tanti, anzi tantissimi, tra i quali ad esempio Mazzola, Rivera, Riva, Baresi, Maldini, Gullit, Van Basten, Keegan, Dalglish e tanti altri Palloni d’Oro. Di sicuro ci sono alcune icone del calcio mondiale di tutti i tempi:
- l’ungherese Puskas;
- il sovietico Jascin, unico portiere ad aver vinto il Pallone d’Oro;
- l’olandese Cruijff;
- il brasiliano Zico;
- il portoghese del Mozambico Eusebio;
- il ‘Maradona italiano’ Roberto Baggio;
- l’argentino Di Stefano;
- l’altro argentino e oriundo italiano Omar Sivori;
- il francese Michel Platini;
- l’irlandese George Best, autentico fuoriclasse dal dribbling ubriacante
- il portoghese Cristiano Ronaldo
- il croato Luka Modric.

Lo sfarzo delle cerimonie di apertura e quei ‘motivetti’ che hanno cantato o ballato in tutto il mondo.
E’ consolidata tradizione che la prima partita di ogni Mondiale sia preceduta da una spettacolare cerimonia di apertura, durante la quale sfilano anche le rispettive mascotte.

Così come dalle edizioni organizzate dal 1962, è tradizione che un Mondiale abbia un suo inno ufficiale. Tra i tanti esecutori e cantanti ci sono anche Ennio Morricone (Argentina 78), Ricky Martin (Francia 98), Anastacia (Corea del Sud e Giappone 2002), Pitbull e Jennifer Lopez (Brasile 2014), Will Smith (Russia 2018).
Ma forse gli inni che più sono entrati nel cuore dei tifosi di tutto il mondo sono ‘Un’estate italiana’ del napoletano Edoardo Bennato e Gianna Nannini (Italia 90) e ‘Waka Waka’ di Shakira (Sudafrica 2010).
Il Mondiale è la speranza che certe emozioni continuino ad alimentare la passione di chi ama questo sport. Il Mondiale è la speranza che il suo fascino e la sua bellezza siano più forti delle scelte politiche e di business che stanno sempre più al centro dell’attenzione della FIFA e Infantino mortificando il gioco del calcio.




