La Lega di Serie A, bontà sua, ha comunicato le date delle partite da recuperare della 19° e 20° giornata rinviate per i focolai Covid scoppiati in alcune squadre.
Partite che si dovevano giocare il 21 dicembre e il 6 gennaio.
No, non è un errore: si dovevano giocare a Natale e alla Befana con cappotto e scarponi da neve e invece si giocheranno con costumetto da mare e infradito.
Non è una questione di campionato falsato o meno, visto che sono cose che succedono anche all’estero. Soprattutto in Premier League dove si rinviano partite di campionato per lasciare spazio alla Coppa d’Inghilterra, solo che lì non ci sono… retropensieri ma questa è un’altra storia.
Il problema è di credibilità del sistema calcio italiano che prevede tre gradi di giudizio (Giudice Sportivo, Corte di Appello Federale e Collegio di Garanzia del CONI) prima di arrivare a una decisione definitiva GIA’ SCONTATA in partenza.
Soprattutto perdita di credibilità legata al tempo che si fa passare tra un grado di giudizio e l’altro per un evento fine a se stesso. Una partita di calcio non è un reato penale dove si possono trovare nel tempo prove o testimoni da portare a carico o a favore di una delle due parti contendenti.
Oltre le documentazioni delle ASL (per quanto riguarda la problematica Covid) e oltre i referti arbitrali e quelli degli ispettori federali (per tutte le altre casistiche) cosa potrebbe uscire mai fuori tra un grado di giudizio e l’altro da giustificare un lasso di tempo di mesi per presentare un ricorso o emettere una sentenza già scritta da casi precedenti che hanno fatto giurisprudenza?
Ma non finisce qui.
Se l’Atalanta, come si augura il calcio italiano, dovesse andare avanti in Europa League addirittura Atalanta-Torino rischia di giocarsi nella sede del ritiro estivo di una delle due squadre…
Per la FIGC e Lega di Serie A forse va bene così, per i tifosi e gli sportivi un po’ meno.





