IL difensore del Napoli Kalidou Koulibaly ha rilasciato una lunga intervista ai francesi di Onze Mondial.
Koulibaly ha parlato della piaga del razzismo e di quanto invece Napoli sia stata accogliente ribandendo il suo amore per la città e per i napoletani.
Poi ha parlato del suo futuro.
“Amo vivere qui. I bambini la adorano. Quando siamo in Francia, chiedono di tornare al Napoli. Amano la cultura italiana. I miei figli parlano correntemente l’italiano. Se sono qui da otto anni è perché mi sento bene qui.
A volte vuoi avere momenti di intimità con tua moglie o i tuoi figli. Quando vai in città, vuoi stare tranquillo. Quando sono solo o con gli amici, mi fermo a fare foto con tutti. Quando sono con la mia famiglia, dico loro: ‘Sono con la famiglia, possiamo farlo un’altra volta?’. E capiscono.
Francamente non pensavo di restare otto anni al Napoli, soprattutto perché avevo offerte da alcuni club. Pensavo davvero che mi avrebbero venduto, ma non l’hanno fatto. Hanno deciso di tenermi. Oggi sono contento perché nonostante tutto sto facendo una buona carriera.
Il presidente tiene conto dell’opinione dei tifosi e quando non vogliono che un giocatore se ne vada, quel giocatore non si muove. Poi ci sono le richieste a volte eccessive del club che bloccano alcune trattative. Ma non piace scontrarmi con il club, se devo andarmene un giorno, me ne andrò in modo tranquillo, i tifosi del Napoli non meritano che io litighi o mi comporti male con il presidente. Per il momento sono completamente tranquillo e sto bene a Napoli. Vedremo cosa accadrà a fine stagione.
Cosa manca al Napoli per lo scudetto? Non lo so. Diamo tutto in campo ma manca qualcosa. A volte non vinciamo le partite che ci permetterebbero di fare il salto di qualità.
Maradona? E’ un giocatore molto, molto importante per tutti i napoletani. È il giocatore che ha vinto lo scudetto, è stata la stella che è riuscita ad attirare i giocatori forti per vincere lo scudetto. Inoltre, in quel momento, infuriava la lotta tra il Sud e il Nord. E ha vinto questa battaglia. Ha sempre detto che avrebbe combattuto per la gente del sud e lo ha fatto. Giocare in uno stadio che porta il suo nome mette un po’ di pressione a tutti. Stiamo cercando di essere all’altezza del suo nome, di questo stadio.
Io, adoro giocare sotto pressione, è quello che serve. È vero che i tifosi sono esigenti, ma hanno ragione ad essere esigenti. Napoli è una città dove tutti respirano calcio, che sia il più piccolo di 2 o 3 anni o il più grande di 80 90 anni”.






