De Laurentiis: “Come si fa a pensare agli stadi con questi episodi di violenza? Pronto a investire 100 milioni per il Maradona”

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Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis è intervenuto a Palazzo Reale di Napoli per la celebrazione dei 130 anni de Il Mattino.

“Nei ruoli istituzionali non sempre c’erano figure legate al mondo del calcio. C’è Gravina fallito col Castel di Sangro ma per il resto questi signori non hanno mai frequentato una realtà di calcio e non conoscono i problemi e per loro è fondamentale mettersi una medaglia istituzionale con la quale comandare per governare il più a lungo possibile. Il problema è che c’è una posizione dominante e assoluta della Uefa che condiziona tutto il movimento calcistico affinché possa crescere.

In Italia in più abbiamo avuto la disgrazia dei politici italiani che hanno combinato con delega allo sport solo disastri o guai. Per quattro anni non abbiamo fatto molto.

La Champions ha una sua importanza, l’Europa League molto ma molto meno e consuma molte energie, la Conference League è inesistente. Perché fa tutti questi tornei?

Il calcio inglese è il numero uno nel mondo perché ha fatto di industria e impresa la sua filosofia, se invece in maniera comunista e populista si voleva accontentare tutti…è chiaro che hanno combinato un disastro durato tanti anni dando ad Infront e vari agenti la possibilità di vendere quello che noi facevamo a loro uso e consumo e per i loro comodi e per i loro interessi.

Il nostro referente è il tifoso che si divide in due tipologie: quello che viene allo stadio e quello che ci guarda in tv o su ipad o sul cellulare. Sono due tipologie di tifoso diverse.

Gli stadi inglesi sono pieni da quando gli Hooligans sono stati messi fuori da stadio e dai pub, devono stare a casa altrimenti li arrestano. Da noi avete visto tutto quello che è successo a La Spezia. Quando ti rendi conto che il ministero degli interni per controllare il territorio italiano quando c’era l’Isis deve fare accordo con mafia, ndrangheta e camorra perché gli mancano uomini per fare intelligence, questo è un grosso problema… Nel 2014 ho fatto una fatica gigantesca per far cambiare la legge per dare il Daspo a chi aveva commesso omicidi, furti, mano armata, spaccio di droga nei precedenti cinque anni. Come si fa a pensare agli stadi con questi episodi di violenza? Se non ho certezza su chi frequenta il mio stadio, ma perché devo investire 300mln nella costruzione di una struttura capace di vivere sette giorni su sette? Gravina in tre anni e mezzo non ha fatto nulla. Perché il governo non adotta la stessa legge degli anni ’60 in Inghilterra? Se accade ecco 100 milioni per il Maradona. Una volta presentai un progetto con lo stesso architetto dello Stadium di Torino che vanta 39mila posti. Io ne pensai uno da 40mila posti. De Magistris il mio progetto da 70 milioni di euro manco lo prese in esame perché ne voleva uno da 55mila posti, nonostante le mie indagini e ricerche che avevano portato un contesto di media frequenza di circa 33mila presenze allo stadio.

C’è un altro problema da affrontare. Perché i ragazzi da 8 a 17-18 anni stanno abbandonando la visione del calcio? Perché al comando c’è chi è vecchio e non li conosce. Bisogna capire che questa partita di calcio è diventata per i ragazzini una rottura di palle che non finisce mai. C’è un mondo da cambiare a cominciare dalle partite facendo tanti cambi. Che abbiamo a fare 30 giocatori se poi non giocano? Bisogna svecchiare tutto a partire dai vertici. In tv io cambio canale, sono tutti vecchi, ci fosse uno di 18 anni che parlano della partita…sai che bellezza. Invece no”. 

Con De Laurentiis sono intervenuti anche il dirigente dell’Inter Marotta e il presidente della Salernitana Iervolino.

Marotta: “De Laurentiis è sempre diretto in un modo in cui c’è grande diplomazia. Una volta noi eravamo l’El Dorado del calcio in termini di partite e di ingaggi. I giocatori venivano qui, come Maradona, e finivano la loro carriera qui. Oggi il nostro è un campionato di transizione. Improvvisamente abbiamo perso posizioni, mi chiedo: perché? Gli inglesi lo hanno capito partendo dal prodotto in termini di vendita, come per la vendita ai media. Oggi il calcio è intrattenimento e noi in questo siamo mancati. Non si va alla ricerca del talento, nessuno sa più identificarli. Non ci sono più istruttori e allenatori come una volta.Nel calcio la sostenibilità è fondamentale. I tifosi vogliono vincere, è chiaro, pur rischiando di fallire, ma il dirigente della gestione deve essere molto equilibrato, di conseguenza oggi la sostenibilità è un obbligo. Si deve anche capire che certi costi devono essere contenuti“.

Iervolino: “Il calcio italiano è il più bello e autentico d’Europa, la lotta al vertice è stata straordinaria tra Milan, Inter e Napoli, ma è stato bello anche per l’Europa e per la salvezza. Ho vissuto l’emozione più grande della mia vita. Ci sono anomalie. Il fatturato in gran parte non dipende da noi ma dalla Lega Calcio e questo è strano. Il 50% di ricavi di una società non dipendono dalla tua bravura. Poi ci sono i diritti all’estero come altro problema. Le squadre hanno capito, però, che bisogna dare al calcio italiano una visione più internazionale. La fortuna delle piccole dipende dalle grandi e dalla loro capacità internazionale di attrarre affinché le altre nazioni possano comprare i diritti. Una volta con De Laurentiis dicemmo che vedere una partita su un device è statico, c’è bisogno di interazione, non possiamo immaginare che la stessa partita che si vede in tv la si vede sul cellulare, l’emozione è diversa. Questa deve essere un’opportunità. In generale dal calcio mi aspetta una cosa e questo sarà il mio cavallo di battaglia all’interno della lega: dobbiamo stigmatizzare ogni forma di violenza. Ci dobbiamo impegnare, dalla Lega alla Figc. Se vogliamo migliorare questo spettacolo serve un clima in cui famiglie e bambini vadano tranquillamente allo stadio senza violenza che va punita”.