Il ricordo di Beppe Savoldi: da mister 2 miliardi al record di abbonati, il disco, il pallone, la ‘leggenda’ dei due rigori

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Dopo una lunga malattia è deceduto all’età di 79 anni Giuseppe ‘Beppe’ Savoldi I, icona del calcio italiano.

Beppe Savoldi I (primo perché era calciatore anche il fratello minore Gianluigi) era IL centravanti d’area di rigore vecchio stampo. Il classico numero 9 del calcio romantico di un tempo che dava linfa ai sogni dei ragazzini che giocavano in strada. Chi lo ha conosciuto di persona, come chi scrive, parla di lui come una persona cordiale, gioviale, disponibile. Non a caso è rimasto nel cuore di tutti gli sportivi, non solo delle squadre in cui ha giocato.

Ha giocato in Serie A con Atalanta, Bologna, Napoli, ancora Bologna prima di chiudere poi la carriera di calciatore con l’Atalanta in Serie B. In Nazionale solo 4 presenze con 1 gol segnato alla Grecia nell’amichevole di Firenze. Poco azzurro italico perché all’epoca il calcio italiano aveva un parco di attaccanti che tutto il mondo invidiava.

Un titolo di capocannoniere con 17 gol con la maglia del Bologna nella stagione 1972-73 (ex aequo con Rivera e Pulici). Un titolo di capocannoniere lo ha perso per un NON gol passato alla storia della Serie A. Con la maglia del Bologna ad Ascoli ‘Beppe Gol’ manda la palla in rete, ma un raccattapalle da dietro la porta calcia il pallone ricacciandolo fuori e per l’arbitro il gol non poteva essere convalidato.

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Con 168 gol in 405 presenze, ancora oggi Savoldi occupa il 17° posto nella classifica dei marcatori di tutti i tempi della Serie A. Savoldi non ha mai vinto lo Scudetto. Il suo palmares presenta solo 3 Coppe Italia (Bologna 1970 e 1974, Napoli 1976) e 2 Coppe Italo-Inglese (Bologna 1970 e Napoli 1976).

La capigliatura riccia accompagnata dal baffo modello chevron, permettevano ai tifosi presenti allo stadio di riconoscere subito il calciatore che saltava più in alto di tutti e anticipava gli avversari nel colpire la palla di testa. Era alto ‘appena’ 175 cm, ma era dotato di una perfetta scelta di tempo e riusciva a darsi una notevole spinta con le gambe, sviluppata quando da piccolo giocava a basket.

Savoldi è passato alla storia del calcio soprattutto per il trasferimento al Napoli per l’enorme cifra, per quei tempi, di ben 2 miliardi lire (poco più di un milione di euro). Costo formato da 1 miliardo e 400 milioni in lire, altri 600 milioni per i cartellini di Clerici e Rampanti passati al Bologna. Proprio per la cifra pagata dal Napoli Savoldi venne soprannominato ‘Mister 2 miliardi’.
Ferlaino sognava di costruire la coppia Scudetto Savoldi-Clerici. Però, secondo quanto raccontato dal presidente del Napoli dell’epoca, le pressioni dei vertici calcistici lo costrinsero a scegliere uno tra Savoldi e Clerici. Insieme rappresentavano un pericolo troppo grande per il dominio delle squadre del nord…

L’acquisto di Savoldi entusiasmò la piazza napoletana al punto che dopo il suo acquisto, il Napoli stabilì il record di tutti i tempi di abbonati allo stadio per una stagione con 75.000 tessere per un incasso di oltre 3 miliardi di lire. Record ancora oggi imbattuto.

Savoldi ha giocato con la maglia del Napoli dalla stagione 1975-76 alla stagione 1978-79. In tutte le competizioni ha totalizzato 165 presenze con 77 gol. Due li ha segnati nella finale di Coppa Italia vinta 4-0 con il Verona nel 1976.

Savoldi era anche un valido tiratore di rigori. Però nella sua gara d’esordio con la maglia del Napoli, su due rigori assegnati nella gara con il Como ne sbagliò uno e uno lo segnò. Da qui nacque il detto dei tifosi “Al Napoli servono due rigori, perché Beppe uno lo sbaglia e l’altro lo segna”. Di Savoldi non si può non ricordare la sua caratteristica rincorsa quando calciava un rigore.

Savoldi quando ha appeso le scarpette al chiodo è stato prima allenatore in squadre di Serie C, poi il commentatore tecnico che ha raccontato la risalita del Napoli dalla Serie C.

Savoldi, rappresentato anche su un pallone che all’epoca andò a ruba, nella sua vita ha scritto anche dei libri.

Quando era calciatore del Napoli, nel 1975, ha inciso anche il disco “La favola dei calciatori”. Di quella canzone ancora oggi i tifosi che hanno esultato ai suoi gol, la canticchiano di tanto in tanto.

Ciao Beppe è stato bello vederti giocare, è stato un onore averti conosciuto.