Che senso ha l’inaugurazione del Maradona senza tifosi? Re Diego non è un manifesto elettorale

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Da qualche giorno è scoppiata la polemica tra il Comune di Napoli e la SSC Napoli per l’inaugurazione formale dello stadio intitolato a Diego Armando Maradona dopo la scomparsa dell’intramontabile LEGGENDA ‘napoletana’.

“Che fretta c’era…” l’inizio del ritornello di una canzone di Loretta Goggi può trasformarsi in una domanda da girare al Comune di Napoli che sembra ansioso di inaugurare l’ex stadio San Paolo con il nuovo nome Diego Armando Maradona.

Una fretta che, causa limitazioni covid, rischia di rendere un privilegio per pochi ‘eletti’ una cerimonia che consacra ancor di più il legame tra Napoli e i napoletani con il più grande calciatore di tutti i tempi che ha regalato gioie indelebili ai napoletani e ai tifosi del Napoli.

Forse con l’approssimarsi delle elezioni comunali c’è chi teme di perdere il privilegio di essere in prima fila al fatidico ‘taglio del nastro’?

Forse si prova a sfruttare ancora una volta il nome di Re Diego per recuperare qualche voto?

Già è da biasimare, e non poco, chi bacia o indossa la maglia del Napoli per scopi elettorali pensando che i napoletani sono talmente stupidi che basta un gesto del genere per ‘accaparrarsi’ il loro voto.

Figuriamoci se addirittura si prova ad ‘sfruttare’ ancora un volta Re Diego per i propri fini politici.

Re Diego è il calcio. Lo stadio di Fuorigrotta è per il popolo. Maradona appartiene al popolo.

Allora che senso ha inaugurare il ‘vecchio-nuovo’ stadio senza la squadra di calcio e senza una partita di calcio?

Che senso ha inaugurare il ‘vecchio-nuovo’ stadio senza il popolo?

Re Diego Armando Maradona non è un manifesto elettorale.