Dopo la sofferta e immeritata vittoria con il Monza, l’allenatore dell’Inter Simone Inzaghi ha lanciato la sfida. Vuole vincere Scudetto, Champions League, Coppa Italia e Mondiale per club.
Una sfida legittimata per la rosa davvero forte che ha a disposizione Inzaghi e, soprattutto, per l’arma in più nelle mani del presidente interista Marotta.
Marotta non lo ammetterà mai, ma è in possesso di una bacchetta magica in grado di funzionare anche a distanza nelle partite delle dirette concorrenti. Il classico esempio sono le decisioni della ‘comitiva’ arbitrale di Napoli-Fiorentina con il rigore non dato a Lukaku e il mancato secondo giallo a Gudmundsson.
Una bacchetta magica in grado di trasformare le ‘comitive’ arbitrali interessate, in marinai incantati e frastornati dai canti delle sirene. Poco importa se in una ‘comitiva’ arbitrale ci siano o meno gli arbitri migliori come Doveri, Colombo, Zufferli o internazionali come Pairetto e Fabbri. La bacchetta magica funziona.
Se così non fosse come si spiegherebbe che agli occhi di una ‘comitiva’ arbitrale l’area tecnica di Inzaghi, appaia allargata fino alla linea di fondo campo e qualche metro all’interno del terreno di gioco?
Come si spiegherebbe che quando un calciatore dell’Inter si porta la palla oltre il fondo campo, agli occhi di una ‘comitiva’ arbitrale la linea che delimita il campo appaia deformata al punto da far considerare la palla ancora in campo?
Senza la magìa riuscirebbero mai i calciatori dell’Inter a non farsi ammonire per esultanze vietate dal regolamento, per proteste non consentite ad altri calciatori e neanche quando un fallo andrebbe addirittura punito con il rosso?
Senza la magìa come potrebbe mai una ‘comitiva arbitrale’ trasformare in regolari gol da annullare per fuorigioco o per falli commessi dagli attaccanti interisti?
Una spiegazione non riescono a darsela neanche gli opinionisti dei media nazionali. Infatti sembra che la bacchetta magica riesca ad inibire anche la loro onestà intellettuale.
Non a caso sono diventate nerazzurre quelle opinioni che una volta erano bianconere quando Marotta era alla Juventus. Ma si sa, la magìa da un potere enorme.
Se non dovesse esistere questa bacchetta magica allora prenderebbero forma quei retropensieri accennati tempo fa da Antonio Conte.
Peccato però che a pagare dazio è la credibilità del calcio italiano, ma forse al presidente salva-brand Gravina sta bene così.





