Chi segue il calcio dagli anni ’70, forse, a memoria, non ricorda una stagione così disastrosa degli arbitri italiani.
Onestà intellettuale impone di dire che il regolamento di certo non aiuta gli arbitri, un regolamento da rivedere soprattutto sul fuorigioco e sui falli di mano, ma anche per gli step on foot (i pestoni): tante valutazioni difficili da accettare e spesso in contaddizione tra loro al punto di rasentare il ridicolo.
Vediamo alcuni esempi.
Il fuorigioco fischiato all’attaccante del Parma (contro l’Inter) partito dalla sua metà campo.

Ancora il fuorigioco fischiato contro la Lazio (nella gara con la Cremonese) su rimessa in gioco del pallone da calcio di fondo.

In ultimo, ma non per questo meno importante, una stessa situazione di fuorigioco passivo diventato poi attivo, valutato in maniera diversa dagli arbitri.
Atalanta-Roma.
Sul rilancio di un compagno Scamacca si trova in posizione di fuorigioco inizialmente passivo, un difensore della Roma rinvia maldestramente il pallone e Scamacca se ne impossessa dando il via all’azione che porta al suo gol. L’arbitro Fabbri annulla il gol giustificando la decisione con il vantaggio che Scamacca avrebbe tratto dalla sua posizione iniziale di fuorigioco.

Genoa-Napoli.
Sul rinvio di un difensore del genoa Vitinha è in nettissima posizione di fuorigioco inizialmente passiva perché la palla non arriva nella sua zona. Però dopo il tocco anche qui maldestro di Buongiorno, l’attaccante genoano si impossessa del pallone e conquista un calcio di rigore. In questa circostanza Massa ha preso una decisione opposta a quella di Fabbri, malgrado Vitinha abbia beneficiato della sua posizione iniziale di fuorigioco come Scamacca.

Chi ha sbagliato quindi tra Fabbri e Massa? Rocchi ci informi, senza pensare di prendere in giro i tifosi dicendo che erano situazioni diverse.
Ma Rocchi è ancora credibile?
Rocchi nel suo ruolo di designatore arbitrale, invece di andare in TV ad arrampicarsi sugli specchi per salvare i suoi ‘ragazzi’ (e il suo incarico), dovrebbe trovare le necessarie soluzioni per restituire un minimo di credibilità all’intero mondo arbitrale italiano.
Ma proprio Rocchi può mai essere ancora credibile se in TV dice che la decisione finale la prende l’arbitro in campo e poi in tante occasioni proprio l’arbitro di campo non va al monitor affidandosi alle valutazioni di chi sta al VAR?
Basta ricordare chi ha deciso la mancata espulsione di Maignan nella semifinale di Supercoppa Napoli-Milan e chi ha deciso di non fischiare il rigore del possibile pareggio del Napoli nella trasferta poi persa a Torino con la Juventus.
Ma per il bene del calcio italiano, già allo sbando e sempre meno credibile per la filosofia salva-brand di Gravina, non vogliamo trasformare questo serio problema in un dannoso e inutile campanilismo.
Gli errori e la difformità di giudizio stanno falsando troppe partite e di conseguenza il campionato.
Allora caro Rocchi che si fa? Sei in grado di dare una svolta storica al mondo arbitrale italiano senza preoccuparsi di salvare i brand tanto cari a Gravina, oppure sarebbe meglio passare la mano a chi potrebbe avere più coraggio (si spera)?
Una cosa è certa. Così non si può andare avanti mortificando ancor di più un movimento calcistico sempre meno credibile, sempre meno affascinante e sempre meno spettacolare.






