Come l’UEFA anche Gasperini non ha capito la gravità del coronavirus, ma la frase su Roma e Napoli spiega il perché

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L’OMS, meglio spiegarlo a Gasperini, è l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ha dichiarato lo stato di pandemia per il coronavirus.

Per spiegarlo in modo elementare e comprensibile anche per Gasperini, si parla di pandemia quando un’epidemia ha la tendenza a diffondersi rapidamente in vastissimi territori senza fare distinzioni tra ricchi e poveri, tra bianchi e neri, tra settentrionali e meridionali, tra orientali e occidentali.

Così come non fa distinzione tra calciatori di Serie A (Rugani della Juventus) e Serie C (Favalli della Reggiana).

Proprio la positività di Rugani ora costringe la Juventus e l’Inter alla quarantena e quindi, al di là di rinvii e sospensioni delle partite, non avrebbero comunque potuto giocare. Neanche a porte chiuse…qualcuno lo spieghi a Gasperini in maniera quanto più elementare possibile.

Invece il Gasperini versione politico-istituzionale in un’intervista al “Corriere dello Sport” ha manifestato il suo fastidio per la sospensione del campionato:

“Avevo gradito quel passaggio del primo decreto che consentiva al calcio professionistico di proseguire a porte chiuse, perché la funzione sociale del calcio soprattutto in situazioni di emergenza è chiara (…) Il calcio come antidepressivo, come forma di sopravvivenza, è così che lo considero (…) Una partita può risultare addirittura terapeutica. Hanno voluto dare un segnale forte, bah. Bisognava andare avanti con le porte chiuse, io la penso così”. 

Ora Gasperini dovrebbe chiedere a Rugani o Favalli o ai giocatori costretti alla quarantena, se per loro insistere a giocare è stato un valido antidepressivo. Eppure Juventus-Inter si è giocata a porte chiuse ma sembra che il coronavirus sia riuscito a scendere ugualmente in campo…

D’altronde è difficile fare riflessioni ‘utili’ al Paese per chi in un momento così delicato per l’Italia, non perde occasione per manifestare la propria, a questo punto bassa, considerazione di città quali Roma e Napoli:

“Nel giro di poche ore siamo passati dalla gioia per aver realizzato una grande impresa alla consapevolezza di vivere qualcosa di inimmaginabile. Sento soltanto le sirene delle ambulanze. State a casa, state in famiglia, non uscite. E da queste parti, in Lombardia, siamo sufficientemente organizzati, pur se in difficoltà. Mi chiedo cosa potrebbe accadere a Roma, a Napoli”. 

Volendo adeguarsi al livello intellettualmente basso si potrebbe spiegare a Gasperini che a Roma e Napoli stanno pagando le conseguenze della sufficiente organizzazione della Lombardia incapace di contenere il focolaio del coronavirus. Ma non è il caso, a Roma e Napoli siamo gente di cuore e intelligente.

Non solo.

A Gasperini bisognerebbe far notare che mentre lui da ‘vero uomo di calcio’ si preoccupa di giocare a porte chiuse, a Napoli c’è chi ha forse trovato la strada giusta per sconfiggere il virus.

Magari circa 63 anni fa era meglio dotare la mamma degli imbecilli di un efficace anticoncezionale.

Di sicuro l’Italia oggi sarebbe meno razzista e quindi più intelligente.