Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis è intervenuto al Milano ‘Merger & Acquisition Summit 2023’.
Questi alcuni passaggi delle sue dichiarazioni.
“O il calcio lo si intende come un’impresa o non si va da nessuna parte. Quando sono arrivato a Napoli non sapevo neppure come si giocasse. Appena arrivato ho applicato la stessa cosa del cinema nel mondo del calcio: a tutti i calciatori e allenatori chiedevo i diritti d’immagine. Ho visto che c’era una malversazione da parte di grosse compagnie come Nike, Adidas, Puma le quali arrivavano e foraggiavano agenti e calciatori. Per cui era sempre una lotta al coltello. Se vuoi venire nel Napoli devi distruggere il contratto che hai con questi signori altrimenti non puoi venire da noi.
Ad un certo punto io non ho avuto più la voglia di lavorare con Kappa e ho chiamato il mio amico Giorgio Armani e gli ho detto: mi presti il tuo marchio se mi auto-produco il materiale? Bene, noi l’anno prossimo probabilmente triplicheremo il fatturato di Robe di Kappa. Mi sono inquietato con loro perché ho sempre dato importanza ai numeri, se io ho 83 milioni di simpatizzanti in Occidente e 15 milioni negli Stati Uniti e Canada e loro mi vendevano 54 maglie in America, a me venivano le convulsioni.
I fondi sono una cosa importantissima ma di solito devono investire in un settore per dare redditività ai propri investitori. Sottraggono la redditività al settore stesso. Nel mondo del calcio sono sempre stato contrario ai fondi perché di calcio non capiscono nulla. Se il fondo serve per un’azione finanziaria allora ci sono le banche.
A San Siro si vendono i biglietti ai tifosi tramite una piattaforma, la stessa cosa va fatta per i tifosi virtuali che sono ben più numerosi in Italia e all’estero. Ripeto ci sono 83 milioni di simpatizzanti, per una partita di cartello posso attrarre 30-40 milioni di biglietti virtuali con una fatturabilità esponenziale mai considerata prima. Dicevo agli altri, perché dobbiamo andare da Sky che loro cosa ci capiscono? Loro nascono col cinema non col calcio e poi sono giovani, tant’è che stanno chiudendo in Germania e stanno per chiudere in Italia.
Gli stadi devono dare redditività se aperti 365 giorni l’anno, non per 20 partite. Siamo il Paese più bello del mondo ma anche il più ingessato. Molti vogliono fare presa invece che impresa. Io chiedo sempre ‘Appartieni ai prenditori o agli imprenditori?’, così ci adeguiamo.
Quando sento dire che un fondo può farmi lo stadio dico: no, lo faccio da solo lo stadio. Se deve dare redditività deve darla perché può lavorare tutti i giorni e non per le venti partite che si fanno.
Governance? Siamo molto scarsi, ci mancano persone preparate per farlo che vanno scelte dopo aver fatto un programma. Che cosa voglio ottenere? Di licenziare i miei diritti ai miei tifosi nel mondo intero? Come lo faccio? Cosa incasso? 3-4 miliardi anziché 1,5? Bene, chi metto all’opera? Il presidente è appena arrivato e sta modificando lo statuto ma qui il problema grosso, e nessuno mai ne parla, è la pirateria. Finalmente adesso sembrerebbe che a maggio esca questa nuova legge per combatterla. Avevamo 4,3 milioni di abbonati tra Sky e Mediaset, oggi con Dazn, Tim e Sky siamo appena a 1,9 milioni, ne abbiamo persi 2,4 per strada che in termini di fatturato è tanta roba. Come si recuperano? Mettendo un tappo. Altrimenti puoi chiamare tutti i manager e fondi ma poi senza trippa per gatti scappano. Qua nessuno è fesso.
Stadi? Siamo il paese più appariscente del mondo, poi il più violento con mafia, camorra, ‘ndrangheta: questo non aiuta. Chi ci protegge? Dobbiamo fare gli stadi per farceli distruggere? L’Italia è il Paese di Corte dei Conti e Sovrintendenze, il calcio dovrebbe avere via libera: se i Comuni non mettono soldi negli stadi, cedetelo ad un euro alla società che promette di investire tanti milioni. Dagli le autorizzazioni per farlo, e invece poi esce fuori che non si può fare il residenziale.
Bisogna sanare il problema dei violenti, non dei tifosi che sono anche perbene, di quella frangia delinquenziale che andrebbe eliminata con un decreto.
Quando un anno fa mi hanno offerto 2,5 miliardi e mezzo per il Napoli mi sono chiesto: ma mi servono? Avrei dovuto comprarmi una squadra in Inghilterra, ma io ho origini napoletane.
Il Napoli ha un valore? È un giocattolo della famiglia De Laurentiis, per cui non vedo motivi per cederlo fin quando non ci stancheremo. Il Bari va venduto fin quando non cambiamo la legge, se la cambiassero come in Europa mi sarebbe piaciuto da uomo del Sud. Io ho tre figli: Valentina ed Edo lavorano nel Napoli, Luigi potrebbe farlo”.







