Il presidente della FIGC Gabriele Gravina ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio24. Questi alcuni passaggi delle parole del numero uno della Federcalcio.
“Io sono realista e mi rendo conto che esistono dei rischi ancora molto attivi, legati non solo all’andamento della curva epidemiologica, ma anche ad aspetti culturali che predominano all’interno del nostro mondo, della nostra società civile e sportiva.
In questi ultimi due o tre mesi abbiamo accumulato energie che ci consentiranno con equilibrio, politico, etico e morale, di proporre delle soluzioni che ci consentiranno di arrivare a una chiusura dei tornei.
Quarantena? Oggi esistono delle norme chiare che consentono di poter continuare l’attività isolando un atleta o un professionista dello staff, continuando gli allenamenti. L’auspicio è che a breve si possa rivalutare con una nostra nuova proposta. Oggi crea grande ansia e preoccupazione.
Algoritmo? Sappiamo che ci sono dei problemi e dobbiamo dimostrare che siamo in grado di proporre soluzioni credibili, condivisibili e di facile applicazione. Dispiace che questa parola abbia dato l’idea di una sorta di pozione magica, che potesse stravolgere il merito sportivo.
Invece, è semplicemente un procedimento sistematico di calcolo. Io non so se tra 3 o 4 giornate di campionato tutti avranno disputato le stesse gare: cosa vogliamo fare, cristallizzare la classifica e non tenere conto che qualcuno ha giocato meno ed è penalizzato?
Non è una media secca, ma tiene conto di tanti correttivi, quali partite in casa, fuori casa, gare da giocare, gol fatti e subiti, che diano un principio di equità a una classifica che deve essere ponderata se ponderazione è richiesta.
Proteste dei calciatori? Credo che in un momento di grande tensione ciascuna componente abbia avanzato delle proposte da valutare, alcune legittime e altre meno, alcune discutibili e altre meno. I calciatori sono una parte fondamentale ma come tutti sanno che per uscire dall’emergenza bisogna stare tutti insieme. E stare tutti insieme non significa portare a casa il miglior risultato possibile, ma anche fare qualche piccola rinuncia.
Il ministro Spadafora? Con lui un rapporto ottimo e di costante confronto. La sua prudenza è stata un atteggiamento strategico, tattico se volete, che ha consentito al calcio di arrivare nelle migliori condizioni per poter dire oggi che si può partire. Insieme abbiamo condiviso che il calcio doveva ripartire quando ripartiva tutto il nostro Paese, con prudenza, tutelando la salute di tutti. Dei momenti di tensione ci sono stati.
Oggi il risultato è arrivato anche grazie al determinante lavoro del ministro Spadafora e ai contributi del CTS. Mi auguro che, con la stessa capacità di dialogo e di confronto, soprattutto nel caso di CTS, si arrivi a limare ulteriormente qualche piccola restrizione che oggi ancora pesa sul nostro capo”.





