Il declino del calcio italiano. Perché l’Italia deve temere anche le non irresistibili avversarie del play-off mondiale

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Il sorteggio di Zurigo dei play-off per la qualificazione al Mondiale ha messo l’Italia di fronte all’Irlanda del Nord in casa. Poi eventualmente in trasferta contro una tra Galles e Bosnia Herzegovina.

Sulla carta tra l’Italia e le sue avversarie c’è un divario tecnico-tattico tale da rendere agevole la qualificazione degli azzurri al prossimo mondiale. Sarebbe davvero una vergogna saltare il terzo mondiale consecutivo, dopo le edizioni del 2018 e del 2022, perché sconfitta da avversari modesti.

Il cammino dell’Italia è decisamente il migliore che si potesse sperare, anche se per alcuni commentatori e opinionisti sembra che l’Italia debba affrontare Brasile o Argentina. Addirittura c’è già una sorta di pianto per l’eventuale finale che l’Italia giocherebbe in trasferta…contro il ‘pluridecorato’ Galles o la ‘temutissima’ Bosnia.

La classica mentalità perdente del ‘piagnina’. La stessa che ha portato l’Italia ad essere l’unica nazione a lamentarsi del meccanismo di qualificazione al mondiale. La stessa che ha portato i dirigenti del calcio italiano a incolpare prima la pirateria e poi la Champions, per il crollo verticale della credibilità e dell’appeal del campionato di Serie A.

Ma d’altronde è proprio questa mentalità del piangere anziché dell’affrontare i problemi che ha portato al declino del calcio italiano.

Non si riescono a ‘sostituire’ gli stadi ormai obsoleti, quando non sono costruiti con i tubi innocenti, e non più idonei al calcio moderno: c’è qualcosa che non va.

Nelle scuole calcio si entra solo se si paga. Quindi devono giocare per forza (e giustamente) tutti i figli dei genitori che possono permettersi di pagare una retta. In questo modo si rischia l’esclusione di un potenziale nuovo Totti o Baggio o Maldini. C’è qualcosa che non va.

Molti istruttori delle scuole calcio anziché ricoprire il ruolo di MAESTRI, assecondano le loro manie di protagonismo trasformandosi in allenatori che soffocano talento e istinto dei ragazzini per privilegiare tattiche e moduli. C’è qualcosa che non va.

Spesso e volentieri le scuole calcio non mandano i più meritevoli agli stage dei top club o alle selezioni regionali e nazionali, ma quelli che hanno alle spalle uno sponsor o un procuratore influente. C’è qualcosa che non va.

Molti giovani calciatori italiani sono accantonati perché davanti hanno calciatori stranieri ormai vecchi o di una qualità scadente (vedi ad esempio Marianucci dietro Beukema e Juan Jesus, Camarda riserva di Stulic). C’è qualcosa non va .

In Germania, Francia, Inghilterra e soprattutto Spagna calciatori tra i 17 e i 20 anni giocano con continuità in nazionale e le coppe europee. Se di contro in Italia si parla di giovani da far crescere calciatori di 25 e 26 anni, allora c’è qualcosa che non va.

In Italia gli allenatori sono ossessionati solo dall’avere la miglior difesa. Il resto del calcio mondiale va nella direzione opposta e punta a fare un gol in più dell’avversario. C’è qualcosa che non va.

Una volta i top club italiani acquistavano calciatori dalle squadre dei campionati minori. Così restavano in Italia risorse economiche fondamentali per la sopravvivenza dei piccoli club di provincia. Oggi invece acquistano a basso costo calciatori all’estero spesso di dubbia qualità, solo con l’obiettivo delle plusvalenze. C’è qualcosa che non va.

Quando in un sistema calcio diverse società falliscono a stagione in corso falsando le competizioni, allora c’è qualcosa che non va.

Quando in un sistema calcio i virtuosi vengono mortificati dalla filosofia del salvabrand e del NON rispetto delle regole, allora c’è qualcosa che non va.

Se non si riesce a restituire agli arbitri e all’utilizzo del VAR la giusta dimensione e credibilità, allora c’è qualcosa che non va.

In Serie A alcuni calciatori godono dell’immunità disciplinare. Altri invece vengono puniti al primo fallo o alla prima protesta. C’è qualcosa che non va.

Se non si riescono a fare delle riforme importanti a partire dai format dei campionati per rendere più sostenibili i costi di gestione delle società e alzarne al tempo stesso la competitività, allora c’è qualcosa che non va.

Se si adotta un sistema di discriminazione territoriale che porta al divieto di trasferte e negli stadi si creano smisurate zone cuscinetto per dividere le opposte tifoserie, allora c’è qualcosa che non va.

La classe dirigente del calcio italiano e la politica, da una decina di anni a questa parte, hanno dimostrato una certa incapacità nel seguire un percorso di modernizzazione e crescita del movimento calcistico. Cosa che hanno fatto invece gran parte delle altre nazioni europee.

I dirigenti calcistici e la politica sono chiamati a occuparsi con COMPETENZA E DETERMINAZIONE di questa serie di problemi. Viceversa ben presto il calcio italiano è destinato a diventare un movimento da terza o quarta fascia. Poi non bisognerà meravigliarsi se in futuro per la nazionale ci sarà una nuova Norvegia contro la quale l’Italia ha perso due volte, segnandole appena un gol e incassandone sette.

In attesa del ritorno in campo del Napoli…Buon calcio a tutti!