Secondo anno di Conte: nulla di nuovo, De Laurentiis ancora una volta perfetto

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Sembra che il Napoli quando vince uno Scudetto nella stagione successiva venga colpito dalla versione calcistica della ‘Vendetta di Montezuma’.

Il comunicato della squadra contro Bianchi dopo il primo storico trionfo del 1987. La squalifica di Maradona dopo quello del 1990. Il disastroso decimo posto, con i ‘tre tenori’, dopo lo Scudetto con Spalletti. Infine le polemiche dopo il quarto trionfo con Conte.

Quanto accaduto dopo i primi tre Scudetti ha un po’ sorpreso (soprattutto dopo il primo), le polemiche dopo l’inatteso trionfo con Conte chissà perché erano invece prevedibili.

Se il Napoli dopo lo Scudetto, come detto, sembra colpito da una sorta di versione calcistica della ‘Vendetta di Montezuma, Conte invece sembra soffrire di una sorta di crisi del secondo anno.

Il tecnico leccese solo sulla panchina della Juventus ha resistito tre anni, ma la Juventus è il suo mondo è lì che avverte il vero senso di appartenenza. Ma non è certamente questo che gli va contestato.

Nelle altre esperienze da allenatore, interrotte per dissidi o con la società o con i suoi calciatori, Conte è stato:

  • 1 anno sulla panchina dell’Arezzo;
  • 1 anno e mezzo su quella del Bari,
  • 5 mesi su quella dell’Atalanta;
  • 1 anno su quella del Siena;
  • 2 anni su quella dell’Italia;
  • ancora 2 su quella del Chelsea;
  • sempre 2 su quella dell’Inter;
  • appena 1 anno e mezzo su quella del Tottenham.

Quindi, rileggendo il suo percorso da allenatore, questa sorta di rigetto che sembra abbia colpito ancora una volta mister Conte anche al secondo anno sulla panchina del Napoli era preventivabile.

Il presidente De Laurentiis, dopo aver speso una fortuna per mettergli a disposizione in due anni tutti i calciatori da lui richiesti, è entrato nella questione ancora una volta in maniera impeccabile.

Con il suo tweet a sostegno dell’allenatore, ha preso tre piccioni con una fava (o se preferite con un cinguettio):

  • ha dato un segnale alla piazza che lui ha imparato la lezione dei tre allenatori del post Spalletti;
  • ha messo la squadra davanti alle sue responsabilità schierandosi pubblicamente con il tecnico;
  • magari è solo un’interpretazione, ma ha fatto capire a Conte che se vuole mollare è lui che deve dimettersi ma non sarà il club a cacciarlo.

Perfetto, non c’è che dire.

Ma ora il presidente dovrebbe completare l’opera e ‘indagare’ sulle “dinamiche extracalcistiche” tirate in ballo da Conte dopo Bologna.

Napoli è una citta con orecchie e occhi aperti ovunque (anche in provincia), con il telefonino sempre acceso. Una città con l’indole di parlare all’amico di ciò che vede, ciò che sente, ciò che fotografa. Nessuno, soprattutto se famoso, può sfuggire a questo aspetto della città e quando la voce è del popolo diventa, come si dice, voce di Dio. Se davvero dovessero esistere queste “dinamiche extracalcistiche” tali da condizionare il rendimento della squadra, allora il presidente ha il PIENO diritto-dovere di richiamare tutti alla massima professionalità e onorare il lauto ingaggio che gli corrisponde.

De Laurentiis ora deve essere bravo soprattutto a ricostruire un rapporto di reciproca fiducia, o anche di semplice reciproca sopportazione, tra squadra e allenatore.

Conte però dovrebbe farsi un necessario bagno di umiltà e darsi una ONESTA spiegazione:

  • sulle REALI cause dei 17 problemi muscolari che hanno colpito finora i suoi giocatori;
  • del perché la squadra diventa dominante dal punto di vista atletico solo nel finale delle gare, magari quando sono gli avversari a calare, e se è solo una questione momentanea e se alla distanza sarà tutto diverso (in primavera quando si decidono le competizioni);
  • del perché Lucca, Hojlund, Lang, David Neres e Politano hanno segnato appena 5 gol. Di questi, 4 dal solo Hojlund;
  • se è davvero contento delle sue idee tattiche e delle sue letture delle partite, soprattutto di quelle che diventano più complicate;
  • se tutti i calciatori accettano con serenità la scelta di adattare nel loro ruolo, compagni di squadra che hanno altri ruoli.

La stagione non è compromessa. Il Napoli è a soli due punti dalla vetta della classifica con altri 81 ancora in palio. In Champions può tranquillamente restare in zona play-off. Poi ci sono la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana alla portata della squadra di Conte.

Chi spreca parole e tastiera per parlare della stampa a favore o contro, di salite e scese dal carro, della SCONTATA GRATITUDINE A CONTE e alla squadra per lo Scudetto vinto, dei tifosi che definiscono ‘occasionali’, del Maradona dove cantano solo le curve, probabilmente non riesce a vedere il vero obiettivo da centrare da oggi e fino al 24 maggio (sognando fino al 30 maggio): ricompattare squadra e tecnico. Poi il 30 maggio si tirano le somme.

Buon Forza Napoli a tutti!