Napoli rimpiange le cessioni di Jorginho e Albiol ma il rimpianto deve essere un altro

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“Chi ama non dimentica”. Una frase che spiega in maniera semplice l’amorevole feeling che si instaura tra Napoli e i suoi tifosi con alcuni calciatori come Albiol e Jorginho.

Vederli trionfare in Europa rispettivamente con Villareal e Chelsea ha trasformato in voragine il vuoto lasciato dalle loro partenze.

Ma il Napoli non ha alle spalle gruppi stramiliardari che possono finanziare un club. Tantomeno può permettersi il lusso di avere passivi di centinaia e centinaia di milioni di euro senza pagare dazio non avendo la protezione politico-mediatica dei club del nord.

Quindi certe cessioni, seppur dolorose per i tifosi, per il Napoli attuale gestito dal solo De Laurentiis sono necessarie.

Ma ci sono differenze importanti anche tra le cessioni eccellenti.

Ad esempio le cessioni di Lavezzi (30 milioni) e Cavani (64 milioni), contestate al momento del loro passaggio al PSG, sono poi finite nel dimenticatoio perché con quei soldi Benitez e Bigon hanno costruito una squadra competitiva durata sette anni. In quei sette anni il Napoli ha vinto una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana, ha giocato dopo 26 anni una semifinale europea e con il contributo di Sarri avrebbe vinto anche lo scudetto senza gli ‘errori’ arbitrali (eufemismo).

Non è successo lo stesso dopo le cessioni di Higuain (90 milioni) e Jorginho (60 milioni), dopo le partenze di Albiol (5 milioni) e Hamsik (20 milioni). I TANTI soldi incassati dalle loro cessioni hanno portato alla costruzione di una squadra NON in grado non solo di essere davvero competitiva per lo scudetto, ma neanche di essere tra le prime quattro del campionato e che NON ha lasciato il segno nelle competizioni europee.

Forse il vero rimpianto non deve essere per le cessioni eccellenti, ma per come vengono poi reinvestiti i soldi incassati.

A buon intenditor poche parole.