Serie A: i falli di mano stanno gettando ombre sui meriti dell’Atalanta, serve maggiore chiarezza

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I meriti della convincente Atalanta rischiano di essere offuscati da alcuni errori arbitrali, non più giustificabili con l’avvento del VAR.

Prima di analizzare i quattro episodi che hanno alimentato non poche polemiche, ricordiamo che nel regolamento del gioco del calcio in vigore non si parla più di:
a) tocco di mano successivo al tocco del pallone con un’altra parte del corpo del calciatore;
b) distanza ravvicinata dell’avversario che calcia.

Inoltre riportiamo anche l’immagine allegata nel regolamento che chiarisce quando il tocco del pallone può essere considerato o meno fallo di mano:

Atalanta-Udinese: sul risultato di 0-0 l’atalantino Hien tocca la palla con il gomito muovendo il braccio verso il pallone.
La regola 12 del regolamento del gioco del calcio in vigore cita testualmente:
“È un’infrazione (“fallo di mano”) se un calciatore tocca deliberatamente il pallone con le proprie mani / braccia, ad esempio muovendo mani o braccia verso il pallone”.
Malgrado l’intervento del VAR fallo non punito con il calcio di rigore come previsto dal regolamento.

    Napoli-Lazio: sullo 0-0 Politano tenta un filtrante per un compagno ma il laziale Nuno Tavares intercetta la palla con la mano.
    La regola 12 del regolamento del gioco del calcio in vigore cita testualmente:
    “È un’infrazione (“fallo di mano”) se un calciatore tocca il pallone con le proprie mani /braccia quando queste sono posizionate in modo innaturale aumentando lo spazio occupato dal corpo (…) il calciatore si assume il rischio che vengano colpite dal pallone e di essere punito”.
    Fallo al limite dell’area pertanto il VAR non poteva intervenire, ma per regolamento andava fischiata una punizione in favore del Napoli.

    Cagliari-Atalanta: sullo 0-0 il difensore dell’Atalanta Kossounou contrasta il cross di un avversario entrando in scivolata. Non solo è il braccio che va verso il pallone, ma il calciatore si assume anche il rischio di essere punito aumentando in maniera innaturale il volume del corpo con la posizione del braccio/mano.
    Anche in questo caso fallo non fischiato ignorando il regolamento. Inoltre non si capisce il perché l’arbitro Pairetto non sia andato al VAR per valutare meglio l’episodio.

    Udinese-Napoli: sullo 0-0 il calciatore dell’Udinese Zemura crossa ma Lobotka in area intercetta il pallone con la mano, portata sì a proteggersi il volto, ma con il braccio posizionato non in linea con il corpo.

    Giusto fischiare il rigore contro il Napoli, ma diventa meno giusto se paragonato ai falli non fischiati negli episodi mostrati in precedenza. E’ proprio questa mancanza di uniformità che fa discutere e mortifica la passione per questo sport al di là della propria fede calcistica.

    Ribadiamo che l’Atalanta per il gioco espresso è (finora) con merito al primo posto in classifica. Però certi episodi rendono meno credibile la sua leadership…proprio come accaduto per tanti Scudetti vinti in passato da alcune squadre…