Risultatisti o giochisti? E’ l’argomento di discussione di tanti salotti calcistici e dei dibattiti dei tifosi nei bar, per strada o nelle pause caffè nei luoghi di lavoro.
A che serve giocare bene se poi non si vince? Un pensiero sicuramente giusto considerando che il prestigio di un club cresce con le vittorie dei trofei. Anche perché i tifosi scendono in piazza per festeggiare la vittoria di un trofeo e non un secondo, terzo o quarto posto malgrado regalino la gioia di giocare la Champions, anche se le possibilità di vincerla sono vicinissime allo zero…bella contraddizione…
Meglio giocare male e arrivare primi o giocare bene e arrivare secondi? Risposta scontata, vince 100 a 0 la prima ipotesi. Però i giochisti sostengono che se le brutte prestazioni non portano neanche un trofeo, il fallimento sarebbe doppio: perso il trofeo, perso lo spettacolo.
Il concetto che sta ormai guadagnando sempre più consensi, è che giocare bene non è sinonimo di vittorie. Anche questo è giusto, come è giusto però sostenere che anche giocare male non da certezza di vittoria. Magari giocando bene, probabilmente, ci sono più possibilità di vittoria.
Siccome non esiste la controprova che dimostri il contrario, ogni parere soggettivo merita rispetto e non deve prevaricare l’altro pensando di essere nel giusto.
C’è però una frase diventata il mantra dei risultatisti che preoccupa chi ama questo sport: “Chi vuole lo spettacolo andasse al circo o al teatro”. Lo stadio, come il circo o il teatro o il cinema, è stato sempre un luogo anche di spettacolo. Sono tante, forse la maggior parte, le squadre che hanno vinto regalando ai propri tifosi anche uno spettacolo degno che giustificasse il prezzo del biglietto.
Chi la pensa così non si accorge che questa ‘juventinizzazione’ del calcio dove conta solo vincere, sta trasformando il modo di percepire questo sport che una volta era soprattutto passione. Così si vanifica il senso di ogni analisi in TV, Radio e Web, di ogni discussione tra amici, perché annulla tutto ciò che in campo porta a un determinato risultato.
Continuando a pensarla così, al tifoso basta andare sulle pagine del Televideo: perché l’unica analisi che ne potrebbe derivare è che se la sua squadra del cuore ha vinto è la più forte del mondo, viceversa se ha perso è più scarsa della squadra degli amici del calcetto. Poi per vedere i gol ci sono gli highlights della partita proposti in ogni forma in maniera a volte addirittura ossessiva.
Ridurre il calcio al risultato letto al televideo e alle azioni salienti viste in un filmato di pochissimi minuti, sta azzerando la vera essenza di questo sport, la cosa meravigliosa che ha fatto innamorare così tanta gente di 22 e più persone che in mutande prendono a calci un pallone: l’adrenalina a mille, il cuore che sembra voglia sfondare il petto e che il calcio riesce ad elevare alla potenza ennesima durante quei novanta minuti e più di una partita. La gioia di emozionarsi per un gol, una giocata illuminante o una parata decisiva.
Buon Forza Napoli a tutti!





