La dichiarazione sibillina di Gravina a Napoli oggi ha un senso, ma in questi casi in altri Paesi si presentano le dimissioni

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Il presidente della FIGC Gravina, intervenuto in un convegno a Napoli, in merito alla vicenda Juventus ha rilasciato una dichiarazione che sembrava sibillina e invece oggi ha un significato.

“Juventus? Se vogliamo andare sul linciaggio di piazza non è un problema, ma stiamo calmi perché temo che quel tema possa riguardare anche altri soggetti”. (Fonte ANSA).

Queste le parole di Gravina, che hanno spinto i più attenti a chiedersi cosa volesse dire.

Di cosa è a conoscenza il presidente della FIGC? Se sa qualcosa ha denunciato? Se non lo ha fatto perché? Quali sarebbero questi altri soggetti?

Passano poco più di 48 ore e dai verbali sulla vicenda Juventus emerge l’ennesimo aspetto quanto meno equivoco del calcio italiano.

Proprio lui, il presidente della FIGC Gravina, avrebbe partecipato a una riunione segreta organizzata a casa della mamma di Andrea Agnelli dove oltre al presidente della Juventus erano presenti anche l’AD dell’Atalanta Percassi, l’allora presidente del Genoa Preziosi, l’AD dell’Inter Marotta, il presidente del consiglio di amministrazione del Milan Scaroni, il vice presidente dell’Udinese Capocci, l’AD del Bologna Fenucci e il presidente della Lega di Serie A Dal Pino.

Ovviamente non ci sarebbe nulla di male se degli amici si incontrano ad una cena per condividere un momento di relax.

Però è inevitabile il collegamento dell’incontro segreto con quella che sembrava una dichiarazione sibillina di Gravina e che oggi sembra avere un senso ben preciso.

Il debito del sistema calcio italiano continua a crescere, oggi è stimato intorno ai 4 miliardi e 700 milioni di euro.

L’Italia non è andata al Mondiale neanche sotto la gestione Gravina.

Ora questo incontro segreto emerso dopo la dichiarazione sibillina rilasciata a Napoli da Gravina che lascia intendere che è a conoscenza di cose probabilmente gravi senza intervenire in maniera energica.

Tre indizi fanno una prova e in un Paese normale in tanti si sono dimessi dai propri incarichi anche per molto meno.

Forse è arrivato il momento di respirare aria nuova nel calcio italiano, un’aria pulita che rilanci la passione dei tifosi e l’immagine del calcio italiano.