La sconfitta in campionato con il Milan al Maradona non ha fatto male, è stata meritata per come ha giocato il Napoli. Invece al Meazza in Champions la squadra di Spalletti ha giocato un’ottima partita e almeno il pari lo avrebbe strameritato e quando si gioca bene e si perde brucia tanto.
Una gara giocata praticamente in dieci per tutti i 98 minuti. Vuoi per l’adattamento di Elmas, al quale vanno tutti i ringraziamenti possibili per come si è sacrificato per il bene della squadra, in un ruolo determinante come la prima punta. Vuoi per l’espulsione di Anguissa, ingiusta per il primo giallo inventato dopo una punizione netta non fischiata per fallo su Kvaratskhelia. Soprattutto se si considera il giallo OGGETTIVO e non soggettivo non dato a Leao dopo il calcio che ha rotto la bandierina del corner.
Ma c’era da aspettarselo un arbitraggio così casalingo, un arbitraggio così ‘italiano’:
- la storia della Serie A insegna: dove c’è un designatore degli arbitri italiano (Rosetti per l’UEFA) e una maglia a strisce del nord Italia, si vivono troppo spesso situazioni del genere;
- la storia del club sventolata furbescamente dall’ambiente rossonero: la squadra con maggior blasone europeo (il Milan) va più tutelata (diciamo così) rispetto ad una squadra come il Napoli;
- la possibile vendetta dell’UEFA dopo le ultime esternazioni del presidente De Laurentiis che, con i suoi NON richiesti proclami di rivoluzione, riesce a fare terra bruciata intorno a se…e al Napoli.
Nella gara di ritorno al Maradona non ci saranno di sicuro gli squalificati Anguissa e Kim oltre l’infortunato Simeone. Spalletti ha invece annunciato il ritorno di Osimhen.
A proposito di Spalletti.
Ha lanciato nello stagno del Maradona silente non una pietra ma un macigno: “Al ritorno, per quello che ci giochiamo, io lascio la panchina e vado via. Lo meritano pure i ragazzi che sono eccezionali ma sensibili, è inspiegabile prendere in ostaggio la squadra”.
Come dargli torto per una situazione dove ci sono solo colpevoli e dove nessuno è innocente.
Ieri il Meazza ha dato il suo contributo importante sottolineato da tutti i giocatori del Milan e…ascoltato dall’arbitro Kovacs.
Ora tocca al Maradona. Ora tocca ai ‘gruppi’ dimostrare il loro orgoglio di essere napoletani, mettendo da parte ogni motivo di incomprensione con la società e anche e soprattutto tra di loro.
Ritornare ad essere un tutt’uno con la squadra può significare scrivere altre pagine della storia del Napoli da tramandare ai nipoti, come fatto da quelli della generazione che ha seguito l’epopea Maradoniana. Forse meglio ribadirlo: storia del Napoli e non del presidente o del capo ultras o del Sindaco o del Questore di turno, STORIA DEL NAPOLI.
Lo devono a loro stessi per smentire chi li ha bollati come NON tifosi ma affaristi che curano solo i propri interessi personali.
Lo devono a una squadra e a un allenatore che hanno disputato una stagione spettacolare riportando a Napoli uno Scudetto dopo 33 anni.
Solo uniti si vince!
Buon Forza Napoli a tutti!






