Non solo calciomercato e bilanci in ordine: per essere competitivo il Napoli deve pretendere rispetto

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Facciamo subito una premessa per tagliare corto sui discorsi retorici sull’essere piagnoni, vittimisti e provinciali. Il Napoli in campionato ha deluso per tanti motivi e contro il Parma ha forse giocato la sua peggior partita stagionale. 

Smontato ogni alibi tecnico-tattico per una classifica che piange e per la sconfitta di Parma, passiamo al dramma sportivo che ha stravolto questo campionato e in particolare quello del Napoli: la questione arbitrale.

Inutile tentare di accettare con sportività gli errori arbitrali nascondendosi dietro la frase fatta “Sono essere umani e anche loro possono sbagliare come un attaccante sbaglia un gol o un portiere una parata”. 

Una volta forse era così. Oggi con l’avvento del VAR gli errori commessi ieri da Giua ai danni del Napoli non sono più giustificabili e accettabili.

I due errori gravi di Giua vanno ad allungare la lunghissima lista degli errori arbitrali che hanno danneggiato il Napoli in questo campionato.

Tra rigori netti non dati a favore e quelli contro inventati e neanche verificati al VAR, punto più punto meno hanno tolto al Napoli almeno 15 punti. In pratica con l’aiuto del VAR il Napoli, ribadiamo ancora una volta malgrado i suoi limiti palesati in questo campionato, si troverebbe a -2 punti dalla Lazio dei 15 rigori a favore. Il che vorrebbe dire ancora in lotta per un posto in Champions League con lo scontro diretto da giocare al San Paolo.

È arrivato il momento di dire basta. Farlo ora che i giochi sono fatti avrebbe un significato e un valore diverso.

Una società come il Napoli non può e non deve più accettare in maniera passiva certi torti arbitrali e certi atteggiamenti arroganti e presuntuosi come quello di Giua a Parma. Anche lui come tanti (troppi) suoi colleghi si è sentito autorizzato a vestirsi di autorità con il Napoli per poi diventare un agnellino con i calciatori di altri club concorrenti.

Ormai è più che evidente. Per essere competitivi non basta investire tanti soldi per rinforzare la squadra. Non basta avere i bilanci in ordine con una gestione societaria da prendere come esempio e invece ridicolizzata da chi permette a certi club di avere passivi di bilancio antisportivi.

Per essere competitivi serve anche pretendere il rispetto delle regole e il rispetto per un club virtuoso che ha contribuito a tenere alto quella briciola d’onore del calcio italiano in Europa. 

Ma il sopralluogo fatto a Castel di Sangro fianco a fianco con il presidente della FIGC Gravina aiuta i tifosi a sperare che anche De Laurentiis ha capito cosa altro serve per essere competitivi: farsi ascoltare non nelle piazze ma nelle stanze giuste al momento giusto.

Forza presidente semina oggi per raccogliere domani. Lo devi a questa piazza e a questi tifosi. Lo devi anche alla tua persona e al rispetto del tuo ruolo di imprenditore e di proprietario e presidente di un club storico.