Dall’Atalanta all’Atalanta: il Napoli dal declino alla rinascita, dal giocattolo rotto a quello ricostruito

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Gara di andata, stadio San Paolo 30 ottobre 2019. Il Napoli tenta l’aggancio in classifica all’Atalanta avanti tre punti anche perché agli azzurri i rigori netti non concessi con Cagliari e Torino hanno ‘sottratto’ ben cinque punti.

Dopo le belle vittorie in Champions contro Liverpool e Salisburgo, il Napoli è convinto di battere anche l’Atalanta. Ancelotti impartisce a Gasperini una vera e propria lezione di calcio, vanificata però dall’arbitro Giacomelli che nega al Napoli il rigore del possibile 3-1. Subito dopo l’Atalanta pareggia. Con quella vittoria il Napoli avrebbe affiancato l’Atalanta al terzo posto con due punti di vantaggio sulla Lazio quinta. Avrebbe mantenuto i sei punti di distacco dalla capolista Juventus con 28 partite ancora da giocare compreso lo scontro diretto al San Paolo.

Difficile capire quanto la decisione di Giacomelli abbia influito sulle motivazioni del gruppo. Magari potrebbe aver riaperto  la ferita ancora fresca dello scudetto scippato nel 2018 dagli arbitraggi che hanno favorito la vittoria della Juventus.

L’unica certezza è che quel 2-2 con l’Atalanta ha dato il via a “Una serie di sfortunati eventi”. Errori individuali, scivolate, calciatori irriconoscibili (leggi Koulibaly), gol incredibilmente falliti. Poi la ciliegina sulla torta del rifiuto dei calciatori ad andare in ritiro e le conseguenti multe e minacce di richiesta dei danni d’immagini da parte del club.

Il pareggio in casa del Liverpool e la qualificazione agli ottavi di finale non hanno però evitato l’esonero di Ancelotti. Troppo evidente l’inattesa involuzione del gioco e la gestione non ottimale di un gruppo sempre più disunito e sempre più demotivato.

De Laurentiis decide così di affidarsi a Gattuso. Una scelta che ha fatto storcere il naso a chi ha dimenticato quanto il tecnico calabrese abbia fatto di positivo sulla panchina di un Milan alla deriva.

L’inizio non è stato certo incoraggiante, con una serie di sconfitte nate ancora da scivolate (vedi Koulibaly e Zielinski con il Parma) ed errori individuali (ad esempio Ospina con la Lazio in campionato).

Addirittura nell’ambiente partenopeo come sempre si esagera e torna di moda lo spettro della Serie B. 

Invece Gattuso un pezzo alla volta, ricostruisce il giocattolo rotto passando prima al 4-3-3 poi al 4-1-4-1 con l’arrivo di Demme e Lobotka. Entra in sintonia con i calciatori restituendo loro serenità, convinzione nei propri mezzi, la gioia di vivere il gruppo e un’identità di gioco che fa tornare agli azzurri anche la voglia di giocare al calcio.

La svolta in Coppa Italia con la vittoria sulla Lazio e in casa dell’Inter. Poi le vittorie in campionato con Juventus, Sampdoria, Cagliari, Brescia e Torino. Peccato solo per il passo falso casalingo con il Lecce.

Dopo il coronavirus il Napoli è tornato cresciuto sia nelle motivazioni che dal punto di vista della condizione fisica. Infatti il Napoli supera l’Inter in semifinale e la Juventus in finale e conquista la Coppa Italia. Poi continua a vincere anche in campionato prima a Verona poi al San Paolo con la Spal.

Classifica risalita, Europa conquistata per l’undicesimo anno consecutivo e giocatori rigenerati nel fisico, nella mente e…nell’attaccamento alla maglia come ha dimostrato Callejon.

Miracolo Gattuso? Presto per dirlo, anche perché c’è ancora la Champions da giocare a Barcellona (sognando Lisbona).

Ma di sicuro sono state gettate delle basi importanti per il futuro e solo al termine della prossima stagione si potrà davvero giudicare il lavoro di Gattuso. Ma le premesse sanno di buono.