La dura vita del tifoso del Napoli in ritiro: due episodi che non si sposano con la filosofia di un grande club

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Fabrizio De André cantava che “C’è chi l’amore lo sceglie per passione” e che la “Passione spesso conduce a soddisfare le proprie voglie”. Per il tifoso del Napoli è proprio così.

L’amore per la maglia azzurra è una scelta per passione. In virtù di questa inguaribile passione sogna una fotografia con i propri beniamini o un autografo da mostrare agli amici tornando dal ritiro.

Purtroppo il tifoso che segue il Napoli in ritiro per ovvi e giustificati motivi legati al covid già è costretto a rinunciare all’indimenticabile momento di uno scatto o di un autografo con i propri beniamini.

Per motivi meno giustificati non può neanche salutarli da lontano quando scendono dal pullman all’arrivo in ritiro. Inoltre non può neanche solo vederli quando vanno dall’hotel al campo e viceversa perché nascosti dietro i vetri scuri del mezzo utilizzato.

Ma a Castel di Sangro a qualche tifoso è andata anche peggio probabilmente, almeno si spera, all’insaputa della società.

Il primo episodio. Alcuni tifosi già vittime dei disagi per l’ingresso allo stadio Patini malgrado avessero tutti i titoli per entrare, hanno dovuto ‘subire’ anche l’arrogante e poco educato abuso di potere (ma potere di cosa?) di alcuni esponenti della sicurezza identificati addirittura come responsabili.

Il secondo episodio è addirittura ancora più triste. Un ristrettissimo gruppetto di tifosi non ha potuto prenotare un voucher per assistere agli allenamenti al campo A per il cattivo funzionamento della piattaforma di prenotazione. Per accontentarsi ha così deciso di assistere con la massima discrezione all’allenamento di Ghoulam dalla strada adiacente al campo B.

La zona era esterna agli impianti sportivi e senza alcuna indicazione di interdizione. Eppure sono stati ADDIRITTURA IDENTIFICATI NEANCHE FOSSERO DELINQUENTI E ALLONTANATI DALLE FORZE DELL’ORDINE PERCHE’ RAPPRESENTAVANO UNA POTENZIALE FORMA DI DISTURBO PER I CALCIATORI. Lo stesso Ghoulam sembrava gradire quelle presenze anche perché per lui era una affettuosa forma di incoraggiamento per il recupero dall’infortunio.

Una squadra ha tutto il diritto di non essere disturbata mentre lavora per preparare al meglio la stagione sportiva. Però nel momento in cui si chiede la presenza dei tifosi anche e soprattutto per motivi economici, bisogna poi saperla accettare. Altrimenti che senso avrebbe spendere soldi e giorni di ferie per seguire una squadra in ritiro?

Il tifoso è un patrimonio da curare, coccolare, RISPETTARE e NON ALLONTANARE dalla sua squadra del cuore perché è il tifoso il vero motore trainante del movimento calcistico.

Ancor di più lo è per le fortune di chi è o ambisce a diventare un top club europeo.