Una serie di sfortunati eventi ha messo a nudo la sudditanza alla Juventus di FIGC e Lega di Serie A

0
799




Il Giudice Sportivo della Lega di Serie A domani dovrebbe emettere la sentenza sulla partita Juventus-Napoli. Dovrebbe così mettere fine (forse) alle tante polemiche che si potevano evitare leggendo attentamente protocolli, circolari ministeriali e comunicati ufficiali. 

Polemiche strumentali e faziose ben indirizzate dalla Juventus. Fondamentale il sostegno ai bianconeri di quei noti ‘registi occulti’ del mondo dell’informazione e dei club ‘amici di mercato’ afflitti da un sempre più evidente stato di sudditanza al club bianconero.

Ma la Juventus è brava a fare il suo gioco in un mondo che le concede tutto e quando non lo concede direttamente a lei, lo toglie ai suoi più pericolosi avversari.

Troppo ghiotta l’occasione per la Juventus di conquistare facilmente tre punti contro una squadra difficile da affrontare. Se così non fosse Andrea Agnelli avrebbe accettato di rinviare la partita per provare a meritarseli sul campo.

Ma la cosa che più rattrista chi ama il calcio, quello vero, quello che si gioca sul campo, quello con il risultato non condizionato da interferenze di terzi è la sudditanza alla Juventus anche di chi dovrebbe tutelare le regole e tutti i club: FIGC e Lega di Serie A.

Gravina, presidente della FIGC, e Dal Pino, presidente della Lega di Serie A, per non ‘inimicarsi’ la Juventus (e con lei la Fiat) sono stati travolti da una serie di sfortunati eventi (sfortunati per loro ma si spera non per la Giustizia Sportiva) che li ha portati a fare una figuraccia internazionale e che hanno dato forza alle ragioni del Napoli.
  • Rinvio della gara Palermo-Potenza con due calciatori positivi nel Potenza (due positivi proprio come nel Napoli).
  • La mancata convocazione in Nazionale a scopo preventivo dei ‘napoletani’ Meret e Di Lorenzo.
  • Bonucci e Chiellini in isolamento dopo i due positivi nello staff della Juventus hanno dovuto attendere il nulla osta dell’ASL di Torino per raggiungere il ritiro della Nazionale.
  • Il rinvio di Islanda-Italia Under 21 imposto dalle autorità islandesi dopo diverse positività nella Nazionale italiana.
  • La necessità di mandare in campo la selezione Under 20 italiana in sostituzione di quella Under 21. Addirittura in una gara di qualificazione agli Europei contro l’Irlanda.
  • ll comunicato del CTS del 4 ottobre: “Il Cts, a proposito del caso dei calciatori positivi al contagio dal virus Sars-CoV-2, richiama gli obblighi di legge sanciti per il contenimento del contagio dal virus e ribadisce la responsabilità dell’Autorità Sanitaria Locale competente e, per quanto di competenza, del medico sociale per i calciatori e del medico competente per gli altri lavoratori“.
  • Il viceministro alla Sanità Sileri il 4 ottobre: “È la Asl che decide. È lei che individua il rischio ponderato dei contatti stretti e decide se questi devono stare in quarantena o no“.
  • Il Ministro Spadafora il 5 ottobre: “C’è un lato di sicurezza sanitaria, dove a decidere è lo Stato nelle sue diverse articolazioni. In questo senso l’ultima parola spetta alle Asl. Questo è un punto fermo che non va messo in discussione”.
  • Il professor Mirone responsabile scientifico della consulta medica della SSC Napoli il 5 ottobre: “Qualora le Asl impongono l’isolamento a un soggetto, questi non può fare altro che osservare. Altrimenti è perseguibile penalmente. L’Asl ha imposto l’isolamento fiduciario ai giocatori nominalmente. Non c’era modo di raggiungere Torino, chi l’avesse fatto sarebbe incappato in guai giudiziari. 
  • Il professor Ciciliano del CTS il 5 ottobre: “La legge 74 del 15 di luglio sancisce i comportamenti da seguire in caso di positività e di isolamento fiduciario. Il protocollo del mondo del calcio non può derogare dalla vigilanza della Asl. La competenza assoluta è in capo alla Asl, per le squadre c’è una responsabilità dei medici sportivi dei club. La Asl Napoli ha solo interrotto la catena dei contagi. La Asl di Napoli ha applicato la legge: in presenza del provvedimento di autorità il Napoli non poteva partire”.
  • Ivo Pulcini responsabile sanitario della Lazio il 6 ottobre: “Secondo il regolamento è corretto che sia intervenuta l’ASL. Esistono leggi statali e regionali. Le Regioni hanno l’autonomia di poter disporre le regole.
  • Il virologo Pregliasco 12 ottobre: “Dev’essere l’ASL a valutare complessivamente la situazione. Dobbiamo dare l’esempio e non dobbiamo eccedere nelle esigenze che non siano principalmente quelle sanitarie”.
  • Tavecchio ex presidente FIGC il 12 ottobre: “Juventus-Napoli? È questione di competenze. Se c’è un protocollo e se nello stesso è scritto che è fatto salvo il provvedimento dell’autorità locale e statale, credo che il Napoli non abbia sbagliato nulla. Se l’Asl è intervenuta sostenendo che ci sia stata una necessità di evitare una pandemia, allora non si gioca, stop”.
  • Marchisio ex giocatore della Juventus il 12 ottobre: “Juve-Napoli era un problema perché il Napoli aveva giocato appena pochi giorni prima col focolaio del Genoa, la salute degli atleti non è protetta”.

A Gravina e Dal Pino è forse mancato quel pizzico di umiltà che li avrebbe portati ad essere meno autoritari (il che non vuol dire autorevoli) e rinviare la partita. Il pizzico di umiltà per ammettere che il protocollo così come è stato scritto presentava delle lacune e dei conflitti di poteri. Magari potevano approfittare della sosta del campionato per rimediare.

Ma nel calcio italiano determinate sudditanze inibiscono le competenze, l’umiltà, le professionalità. Arrecano danni irreparabili ai risultati sul campo e troppo spesso anche al rispetto delle regole e dei regolamenti. Di conseguenza alla credibilità e all’appetibilità di tutto il movimento.

Liberarsi di certe sudditanze una volta per tutte sarebbe la vera riforma che salverebbe e rilancerebbe il calcio italiano.